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Storia di mio padre
Il servizio militale e la guerra in Africa Il lavoro in India e il ritorno
I nonni e l'infanzia Mio padre Rino nacque a S. Severino Marche il 2 Ottobre 1912. Nacque lì da genitori di Agugliano, piccolo comune della provincia di Ancona immerso nella campagna collinosa fatta di campi argilla e verde ma con il mare che compare sullo sfondo fra una cima e l'altra. Nonno Romeo era infermiere all'ospedale di S. Severino , una delle sue molte professioni parallele. Quando tornò ad Agugliano impiegato come postino, professione per cui prendeva la pensione da vecchio, il Babbo rimase a S. Severino con la famosa Santola ovvero la madrina di battesimo, secondo la tradizione marchigiana. Una ragazza giovane conosciuta nella cittadina maceratese e che si era legata di tale amicizia con i nonni da accettare di tenere il piccolo Rino fino all'età scolare. Erano gli anni della Grande Guerra.
(nelle foto nonno Romeo e nonna Luigia o Gigia)
Babbo tutte le estati la andava a trovare perché era come una seconda mamma. Ma la Mamma Luigia, la vera Mamma, non poteva comunque temere concorrenza tale era la sua presenza notevole nel cuore di tutti i figli e nipoti. La Nonna "Gigia" era bionda e alta, molto più di Nonno che era piccolo e moro. Le due razze marchigiane. Il loro era stato un grande amore a dispetto della sproporzione della coppia che tutti notavano ... la solita cattiveria della gente. A novant'anni Gigia ancora recitava a memoria il biglietto d'amore con cui lui si dichiarava. Questo accadeva di solito alla fine dei grandi pranzi preparati dal Nonno (una delle sue professioni era il cuoco). I pranzi iniziavano con l'Angelus Domini recitato dai nonni in latino. Lui diceva le formule, incomprensibili per noi nipoti, e lei recitava le risposte. Non era necessario capire cosa dicessero per sentire fortemente che non si trattava di qualcosa di superfluo e separato dalla vita. I nonni erano religiosi e non moralisti. Se serviva, dicevano una parola pesante ma non ho mai visto la fede essere così dentro la vita quotidiana. Nonno aveva pochi amici, non frequentava le cantine dove usualmente i mariti si ubriacavano. Il suo grande amico abitava al Mulino e dormiva in paese da lui quando c'era la festa del Crocefisso. Il Nonno andava alla processione con il suo amico e cantavano a voce piena i canti religiosi. Era una delle cose per cui era ricordato in paese. "Mi ricordo tuo Nonno alla processione...". A me fa venire alla mente la storia di Re Davide che ballava davanti all'Arca dell'Alleanza e non si vergognava. Come Re Davide Nonno era un'artista. Questo era l'aspetto per cui veramente tutti lo ricordavano: " Ehi! Tuo Nonno ha fatto recitare anche me!" Tutto il paese aveva recitato con il capocomico Romeo e tutti avevano pianto e riso assistendo alle rappresentazioni. Ma la sua passione era la musica. Non parlava quasi mai delle messinscena teatrali ma spesso mi raccontava delle serenate con il mandolino e della banda del paese. Nella banda suonava la grancassa ma la cosa che lo divertiva ancora da vecchio era l'incarico che aveva di dare una gomitata al suonatore di piatti quando era il suo turno. Era infatti anche un gran comico nella vita. E' famoso un suo scherzo durante un "pranzo del batte". La mietitura e la trebbiatura del grano ("il batte") era il momento più intenso dell'attività contadina durante tutto l'anno. Lavoro e festa si mescolavano in un ritmo frenetico e l'entusiasmo per il raccolto contagiava tutti i presenti: i padroni, i mezzadri, i vicini accorsi a dare una mano e ricompensati con un pranzo che non doveva lasciare a nessuno neanche il più lontano timore di non essere sazio. Nonno era stato chiamato a cucinare per uno di questi pranzi, una delle sue professioni alternative: cuoco, infermiere e artista. Una sua specialità erano gli gnocchetti di crema fritti: una specie di dolce fritto servito come contorno al piatto di carne. Un cibo che può essere affrontato solo dopo cinque ore di mietitura per avere qualche possibilità di digestione. Nonno quella volta aveva calcolato male le quantità e dopo le prime padellate di gnocchetti non aveva più materiale per la crema. Ma gli invitati chiedevano ancora la specialità di Romeo e nessuna giustificazione era accolta. Allora si aggirò un po' per la cantina del contadino alla ricerca di una soluzione mentre la folla dei commensali urlava inferocita chiedendo ancora gnocchetti. Infine si imbatte’ in un cesto di tappi di sughero per forma e dimensioni molto simili ai sospirati gnocchi. Penso quindi bene di friggere i tappi di sughero e di somministrarli agli intransigenti commensali. Potete immaginare le facce di chi addentò con ingordigia i teneri gnocchetti e si trovò in bocca i tappi di sughero! Fu ovviamente non solo perdonato ma acclamato per il memorabile fuori programma. Nonna era una donna energica che veniva da una famiglia di costruttori di "birocci", i carri agricoli. Babbo mi raccontava con orgoglio della serie di botteghe dove suo nonno e gli zii costruivano i birocci con una lavorazione quasi industriale: la bottega del legno, quella del ferro, quella della pittura. Quando Nonno partì per la guerra lei portò la posta a piedi in tutto il comune fino alla frazione più lontana, al fiume Esino, dieci chilometri ad andare e dieci a tornare, senza calcolare il dislivello. E nel frattempo erano nati altri due figli.
La scuola
Babbo è il primo da sinistra
Babbo dunque iniziò le elementari nel 1918. Mi disse di ricordarsi la sagoma nera di un dirigibile che di notte andava a bombardare Ancona. L'anno della marcia su Roma frequentava la quarta. In quinta elementare iniziarono a imporre agli alunni una specie di uniforme fatta con materiali di fortuna. Il fez era una calza di lana della Nonna che lui non voleva assolutamente indossare. Prese un paio di schiaffi dal direttore della scuola per la sua evidente ostilità alla divisa. Nonno fu redarguito verbalmente, per quella volta. Nonno era stato fra i fondatori del Partito Popolare ad Agugliano. I primi anni del fascismo prendeva a sassate nottetempo il simbolo del fascio appeso sulla facciata della sede del Partito. Prese la sua dose di bastone. Babbo cresceva e i nonni, per farlo studiare, ottennero una borsa di studio offerta dal cardinale Vico, un Aguglianese che aveva fatto carriera ecclesiastica. La scuola era il seminario di Ancona. Lui ci stava bene, imparava tante cose, ma non durò più dei primi due anni delle medie. Tornato al paese ormai il numero dei fratelli era intorno ai sei; Nonna ebbe dieci figli di cui tre morti prima dei tre anni. Non so se fu uno dei motivi per cui uscì dal seminario, ma c'era bisogno del suo aiuto per tirare avanti. Il secondo, Francesco, già stava a bottega da un maniscalco.
Il servizio militare e la guerra in Africa A diciott'anni Babbo andò militare nel distretto di Ancona e nel '32 fu congedato ma subito dopo fu ammesso alla ferma di due anni nel Primo Reggimento Genio Radiotelegrafisti. Era il 18 Ottobre 1932. Ho questi dati precisi perché Mamma anni fa ha richiesto in Ancona il suo foglio matricolare. Che divertente il suo racconto della caserma dove le hanno consegnato il documento! Un salto irreale nel passato. In quegli anni di carriera militare fra congedi e rafferme, visse a Firenze e mi raccontava di concerti e di musei. Nell'Ottobre del '36 fu arruolato volontario nelle Forze Armate dell'Etiopia con la ferma di due anni e poco dopo partì con la Terza Compagnia Mista del Genio. Imbarcato a Napoli sbarcò per la prima volta in Africa, a Massaua il 5 Novembre del 1936. Nell'esercito era radiotelegrafista. Già all'atto della prima immatricolazione era indicato come telegrafista e, naturalmente, l'avviamento a questa professione era dovuto all'attività di Nonno, dipendente delle Poste. Ma quella del telegrafo prima e della radio e televisione poi, fu per Babbo, più che una professione, una vera e propria passione. I suoi souvenir di quel periodo in Africa sopravvissuti fino ad oggi sono il tasto del telegrafo e un dente di ippopotamo. Così in Africa fu distaccato presso le bande alleate degli Italiani con una radio come legame con il resto del mondo. Immaginate un ragazzo di provincia lasciato quasi a se stesso in Eritrea e nella depressione salata della Dancalia. Costretto a spostarsi a dorso di mulo insieme con le tribù di Ascari. Ma visse tutto ciò come una grande avventura. Le lettere che in continuazione scrisse ai genitori e in particolare alla madre sono piene di racconti sulle tribù e sulla necessità di mantenere il ruolo dell'uomo bianco forte. Per questo nelle feste notturne raccontava di aver ucciso mille nemici con la mitraglia! Ma nelle lettere è anche sempre preoccupato della famiglia e dei fratelli più grandi anche loro in guerra. Pur nella solitudine Babbo coltivò un amicizia. Dal centro radio di Asmara il suo corrispondente era spesso il suo pari grado Alinari. In "codice" Babbo era Bruno e Alinari Ali'. Dopo trent'anni lavoravano ancora insieme e continuavano a chiamarsi Bruno e Ali'. L'incontro con l'Africa fu anche l'incontro con la sua impressionante Natura. Babbo aveva allevato un coccodrillo come fosse un cagnolino domestico. Abbiamo ancora le sue foto con il coccodrillino. Nel '39, dopo tre anni di Africa, fra Aprile e Giugno passo due mesi di licenza a casa. Durante quel periodo di vacanza rivide certamente la Mamma. Lui mi confidò che pensava alla Mamma già da prima, quando lei aveva meno di sedici anni. Babbo raccontava molto, ma non sembrava fare confidenze. Mi accorgo però di conservarne parecchie ora che scrivo. Queste confidenze erano messe lì nel discorso... come casualmente.
Mamma è nata il 6 Dicembre del 1920. Ha vissuto i suoi primi vent'anni nel pieno del "Ventennio" e non poteva certo venir su rivoluzionaria. La sua era una famiglia di benestanti proprietari di terreni e commercianti in maiali. Nonno Enrico era un repubblicano bersagliere sul Piave durante la Prima Guerra Mondiale, seguace ideale del generale La Marmora.
Così la rivide che aveva quasi vent'anni e poi riprese la motonave a Napoli e tornò in Africa.
La guerra mondiale Nel Marzo del '39 Hitler aveva già invaso la Cecoslovacchia e il primo Settembre le sue truppe varcano il confine Polacco. Il 10 Giugno del 1940 Mussolini entrò in guerra attaccando la Francia. Nell'Agosto dello stesso anno l'Italia diede inizio alla guerra in Africa occupando la Somalia Britannica. La guerra quindi scoppiava proprio nella zona dove Babbo prestava servizio e quindi nello stesso Agosto del '40 fu richiamato ad Asmara dove poté finalmente conoscere di persona il suo caro amico Ali'. La guerra in Africa orientale fu persa in un anno e quando cadde Asmara Babbo e Ali' furono fatti prigionieri e imbarcati nella stiva di una motonave. Babbo aveva con se per certo il tasto del telegrafo e il dente dell'ippopotamo. Ali', forse più pratico, aveva arraffato alcune cipolle. La motonave era diretta in India ma ai prigionieri non era dato saperlo. I giorni passavano, il caldo era insopportabile, i servizi igienici inesistenti così come il cibo. Iniziarono casi di dissenteria violenta. Anche Babbo iniziò ad accusarne i primi sintomi. Ali' condivise con Babbo le cipolle e questo gli salvò la vita. Questo avvenimento consolidò la loro amicizia che durò per tutta la vita. Negli anni della mia infanzia Ali' e la sua famiglia abitavano nella nostra stessa scala e Mamma aveva il tassativo divieto di non urtarsi con la moglie di Ali'. "Quanto mi costa quella cipolla!", sospirava a volte.
Il campo di concentramento Arrivarono, finalmente, e scoprirono in modo traumatico la loro destinazione. Le truppe indiane erano infatti quelle che avevano subito le perdite più pesanti nelle battaglie africane e le guardie locali non furono tenere nel guidare i prigionieri verso l'interno. Stanchi, malati, dimagriti furono costretti a caricarsi degli zaini e a percorre a piedi non so quanta strada. Babbo raccontava di questo trasferimento come una vera via crucis e fu li che Babbo restituì in parte il favore ad Ali' aiutandolo a camminare; chi si fermava era veramente perduto. Presero infine un treno che li portò a Nord quasi alle pendici dell'Himalaia. Lì furono rinchiusi in un campo di concentramento. Gli Inglesi separarono ufficiali e sottufficiali e chiesero agli Italiani di organizzarsi autonomamente. Nominarono un capo per ogni campo. Babbo, fra i più anziani fu nominato capo dei sottufficiali. In quanto capo era responsabile dell'organizzazione e di una ordinata vita sociale nel campo. Questa esperienza segnò profondamente Babbo, non solo per gli avvenimenti drammatici che la caratterizzarono ma anche per l'esperienza di vita comune vissuta. Fu organizzata tutta una vita di relazione che comprendeva lo sport e l'intrattenimento teatrale. I prigionieri a cui toccò di fare le parti femminili, venivano ancora presi in giro molti anni dopo la fine della guerra e il rientro in Patria. Babbo acquistò ancor più abilità nel riusare tutto, anche il più piccolo pezzo di spago e continuò per il resto della vita a conservare ogni piccola cosa. La domenica al campo c'era la Messa celebrata da un cappellano militare che visitava i vari campi. Questo prete, non solo diceva Messa ma portava anche le notizie dato che era l'unico Italiano ad avere contatti con il mondo esterno e poteva leggere i giornali. Le notizie non erano buone per gli Italiani; la guerra andava male anche in Africa Settentrionale... e via discorrendo. In reazione alle notizie del prete si formarono due fazioni: una che credeva al cappellano e l'altra che era convinta che lui fosse diventato strumento della propaganda inglese. Questa seconda fazione era guidata da un soldato calabrese che, essendo maestro elementare, si dava arie da intellettuale. Iniziarono a scrivere un contro-notiziario. Nel foglio si leggeva che i tedeschi, sbarcati in Inghilterra, combattevano a Londra. L'odio della banda del maestro elementare iniziò ad appuntarsi sul prete, che portava notizie a cui non volevano credere, e si estendeva a tutti quelli che lo difendevano, il Babbo in testa. Iniziarono anche a picchiare qualcuno; mettevano una coperta addosso ad un avversario che dormiva e lo bastonavano. Babbo aveva degli amici (Ali' e altri) che iniziarono a dormirgli vicino. Aveva affilato un cucchiaio e dormiva tenedolo nella mano. La situazione precipitò quando Mussolini fu cacciato e si costituì il governo Badoglio. A quel punto il prete, non solo riportò come sempre la notizia, ma smise di pregare per il Duce. C'era infatti una "Preghiera del Soldato", che terminava con una invocazione a favore del Duce e del Re che fu subito cambiata. Questo provocò la reazione violenta della banda del maestro che dopo la Messa entrò in forze nella baracca dove il prete prendeva tradizionalmente un caffè offerto dai rappresentanti dei prigionieri. Il maestro sputò nella tazzina del prete e si accese un tumulto. Gli Inglesi, che di norma restavano fuori dal campo, dovettero intervenire per riportare l'ordine e Babbo fu preso e interrogato in quanto responsabile del campo. Si rifiutò di fare nomi di altri soldati Italiani, anche se colpevoli, perché non voleva essere spia in ogni modo. Fu quindi incarcerato in isolamento in una specie di cella scavata nel terreno.
Il lavoro in India e il ritorno Dopo qualche tempo, continuando lui a tacere e sapendo gli Inglesi che lui non aveva alcuna colpa, gli proposero di lavorare per le Poste Indiane. Accettò non volendo rischiare la vita rientrando nel campo ne rischiarla rimanendo nella fossa. La passione per il lavoro proposto ebbe una parte. Fu così che, dopo l'8 Settembre '43, iniziò a lavorare con Indiani e Inglesi. La lingua aveva già iniziato a studiarla nel campo di concentramento. Di questo periodo Babbo aveva un ricordo bellissimo. Imparò tanto: una lingua, una professione e girò l'India ad installare centrali telefoniche.
La foto ritrae il gruppo che ha appena concluso il lavoro e festeggia.
Babbo lavorò in India per tre anni, fino al '46, poi fu rimpatriato.
Addio all'India 14 maggio 1946. Babbo è in piedi il terzo da sinistra
Saliva in bicicletta da Ancona ad Agugliano tenendo la sinistra, come aveva imparato in India. Appena entrato in paese finì contro un camioncino che scendeva tenendo la mano giusta. Fece un volo e finì sulle ceste che venivano usate per il trasporto dei maiali. Un segno del destino perché di lì a qualche mese si sarebbe fidanzato con la figlia di quel commerciante di suini che lo soccorse e lo portò finalmente a casa. Babbo e mamma si sposarono il 16 febbraio 1950.
Lettera alla famiglia
La famiglia riunita senza i figli in guerra
Nel retro la dedica al fratello in guerra
Nota geografica: Le località africane citate: il villaggi di Arissa (nella lettera) e di Abroborifaghe, il fiume Auasc o Awash (nel retro delle foto) si trovano in Etiopia ai confini con Gibuti e con l’Eritrea. In particolare i villaggi si trovano nel lato ovest del lago salato Abbè. Siamo nella parte sud della Dancalia la terribile depressione desertica e salata a cavallo fra Eritrea ed Etiopia. Il popolo che abita quella regione si chiama Afar e oggi Afar è una delle regioni stato dell’Etiopia.
Altre foto relative a fatti e situazioni citati nella storia
Festa del Crocefisso, Agugliano 9 settembre1950
La mietitura . Alla fine della mietitura si contavano i sacchi di grano e si dividevano con il contadino. Da sinistra: Mamma, zia Teresa, il contadino, Nonno Enrico padre di mamma.
Le famiglie Brunelli e Alinari insieme per la Cresima di Arcangelo Alinari
Alì, Bruno e consorti. Anni '50.
Mamma e la moglie di Alinari (col bavero di pelliccia). Una festa al circolo militare fine anni '50.
Babbo e la Santola. Una delle tante visite a S. Severino. Sul retro: Pioraco 14 agosto 1969. |