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Storia di mio padre - Seconda Parte LA FAMIGLIA RINO ED ELSA BRUNELLI
La sua passione per la fotografia Babbo e il lavoro di tecnico televisivo Gli anni ’70: la casa aperta (ma non fatevi plagiare) Anni ’80 I matrimoni e i nipoti La vita a Roma negli anni ‘50Nasceva così una nuova famiglia italiana del dopoguerra. Una famiglia che avrebbe condiviso le stesse esperienze di tante altre, di quell’epoca così speciale che furono gli anni ’50 e ’60 in Italia. Il matrimonio si tenne ad Agugliano, ovviamente, ma babbo già lavorava a Roma nello stesso luogo dove lavorerà fino alla pensione: la Scuola Addestramento del Genio Trasmissioni presso la città militare della Cecchignola. Per gli sposi, dunque, il viaggio di nozze a Roma coincise con il trasferimento nella città di residenza. Il primo domicilio fu a Centocelle: via degli Olivi.
Ci sono alcune foto di mamma, scattate da babbo, che documentano questo periodo. Mamma rimase subito incinta del primo figlio, cioè di me che scrivo.
Mamma, con la pancia a via degli Olivi
Fu deciso che dovevo nascere ad Agugliano nella casa natale di mamma. Quindi a qualche settimana dal parto si trasferì a casa Baldoni. Finito però il tempo, io non nascevo. Passarono quasi tre settimane e si temette una sofferenza fetale. Babbo cominciò a pensare che non fosse una questione da lasciare alla “levatrice” cioè l’ostetrica locale, chiamò un taxi e trasferì mamma all’ospedale Umberto I di Ancona dove sono nato il 24 dicembre 1950, a poco più di dieci mesi dal matrimonio. Fui battezzato ad Agugliano con il nome di Brunello e registrato all’anagrafe con il nome Bruno.
Agugliano – luglio 1951 – babbo scatta questa foto “storica” Nonno Romeo mi tiene in braccio A febbraio 1951 ero già registrato come cittadino romano. Quando mamma aspettò il secondo figlio, si decise non solo di farlo nascere a Roma, ma di scegliere una clinica molto buona, la Sant’Anna ai Parioli, proprio per non correre alcun rischio o avventura. Lucio nacque il primo agosto
Lucio – Ferragosto 1952, il giorno del Battesimo 1952, quindi con grande caldo e luce, tutto il contrario rispetto alla neve di Ancona dove ero nato io. Quando arrivò Lucio, la famiglia aveva già lasciato Centocelle per stabilirsi alla Cecchignola in una località nota come “Il Poligono”.
Poligono della Cecchignola: festa di carnevale fra i carri armati Io e Lucio siamo il secondo e terzo da sinistra
Poligono della Cecchignola: mamma, io, babbo Un poligono di tiro in stile razionalista anteguerra, come tutta la Cecchignola. Casette basse, probabilmente nate come ambienti annessi al poligono e poi riadattate ad abitazione. Pini romani, campagna vicina, aria buona. Questa fu la residenza della famiglia Brunelli Rino fino al 1955 o ’56. Quando iniziai la prima elementare eravamo già trasferiti in Via Battaglioni d’Assalto, 6 sempre alla Cecchignola ma più vicini all’EUR. Pensate che la caserma del Genio Pontieri vicina al poligono era chiamata Giarabub, dal nome dell’oasi libica più lontana dalla costa mediterranea, ad indicare un luogo fuori mano. Evidentemente i reduci dalla guerra in Africa usavano ancora espressioni derivate dall’esperienza bellica.
Un lavoro specialeBabbo, alla Scuola Trasmissioni, faceva il formatore. Un lavoro particolare per un militare. Passava gran parte del suo tempo in aula ad insegnare l’utilizzo degli apparati per telecomunicazione utilizzati dall’Esercito Italiano. Era veramente appassionato al suo lavoro. Quando non era in aula, doveva preparare le lezioni. Questa attività di progettazione dei corsi includeva la necessità di studiare i manuali tecnici in inglese, tradurli e scrivere delle sintesi in italiano. In questa attività riprendeva ed utilizzava le conoscenze acquisite nell’esperienza indiana: la lingua inglese e l’allestimento delle centrali telefoniche. A babbo piaceva aggiornarsi, leggere, approfondire le sue conoscenze teoriche. Quando, dopo la guerra, l’Italia adottò molte delle tecnologie americane, fu chiamato a frequentare un corso in Germania tenuto dai militari statunitensi. Era l’estate 1950.
Germania: consegna degli attestati a fine corso La sua passione per la fotografiaA mio padre piaceva molto fotografare, lo si può capire anche dal fatto che nei sui viaggi non proprio comodi fra Africa e India durante la guerra e la prigionia fra le pochissime cose che si portò dietro ci sono anche un certo numero di foto come quella a cui era molto affezionato che lo ritrae con il suo piccolo coccodrillo in Eritrea. In Germania, investi un po' dei soldi della trasferta nell'acquisto di una AGFA Isolette che ancora possiedo.
L'AGFA Isolette di babbo
Con questa macchina iniziò a fotografare in Germania. Questa è una delle sue bellissime foto:
Ansbach, Germania. Giugno 1950 Babbo e il lavoro di tecnico televisivoAlla Cecchignola era conosciuto come il collega che riparava le televisioni. Acquistammo un apparecchio televisivo fra i primi, nel ’55 appena arrivati a via Battaglioni d’Assalto, marca Admiral. Lo aprì subito per studiarlo, schema alla mano. E riparò da solo il primo guasto. Poi passo a riparare i televisori dei colleghi, per cortesia e per passione. Compenso standard un pacchetto di tabacco per la pipa, esclusi i pezzi di ricambio che poi però spesso riciclava da altri apparecchi. Guardando lui lavorare ho soprattutto imparato un metodo: leggere il manuale e procedere sistematicamente provando ogni modifica prima di procedere oltre. La base di qualsiasi mestiere tecnico, in particolare del mio mestiere di analista programmatore ma anche di project manager.
Germania: esercitazione durante il corso di addestramento
I mitici anni ‘60Gli anni ’60 si aprirono con un evento che coinvolse babbo tantissimo: le Olimpiadi di Roma. Babbo fece parte di una “task force” delle Trasmissioni che seguì tutto il tragitto della fiaccola olimpica da Siracusa a Roma. Si trattava di fornire le informazioni sulla posizione dei tedofori in un epoca in cui i mezzi di comunicazione radiotelevisivi non erano assolutamente così sviluppati come oggi. Racconti e foto di Siracusa e Paestum. Anche durante lo svolgimento delle gare su strada continuò l’opera di assistenza alle comunicazioni. Ricordo ancora chiaramente di essere andato presso il Palazzo dello Sport dell’EUR per assistere al passaggio della maratona. Il collega di mio padre che presidiava quel punto con il pulmino equipaggiato con i sistemi radio mi fece ascoltare babbo che dava la notizia via radio: Un etiope n.11 al comando con distacco! Che emozione per lui vedere un etiope a piedi scalzi vincere la maratona a Roma. Lui che spesso raccontava di essersi spostato per quelle zone a dorso di mulo mentre i locali correvano accanto senza stancarsi!
La medaglia donata al personale che aveva lavorato nell’organizzazione Alla fine ricevette, dalle mani di Andreotti ministro della Difesa, la medaglia che ancora conserviamo. Una educazione anglosassoneA 16 anni ero un fan dei Beatles e della musica anglo-americana. Alla Cecchignola alcuni amici già avevano iniziato a costituire dei complessi musicali. Capitò che un circo, volendo trovare motivazioni nuove per il pubblico, promuovesse una gara per complessi. Non ero mai uscito da solo la sera (altri tempi) e il circo era fuori della Città Militare. Mamma disse subito di no, babbo invece mi mandò e lo fece motivando la decisione con la necessità di provare la mia educazione. Se cioè fossi maturo abbastanza per comportarmi bene da solo.
Il complesso musicale di Lucio e mio. Da sinistra: Lucio il primo, io l’ultimo E in quel modo non solo influenzò la mia vita ma anche il mio modo di pensare, definitivamente.
Educazione al belloGli anni ’60 furono caratterizzati dall’acquisto della ‘600 Fiat. Si iniziò quindi a fare bellissime gite intorno Roma a scoprire la natura e l’arte. Ricordo Monte Cassino, Villa Adriana, il lago Trasimeno. Mi accorgo di avere molto poco che non sia partito da lui. Anche la passione per Lorenzo Lotto. Fu lui a portarci alla grande mostra di Ancona del 1981 che fece conoscere a tanti il pittore Veneto trapiantato nelle Marche. Ho ancora il depliant.
Il depliant originale della mostra
Le feste al circolo militareBabbo era piuttosto un solitario. Quando usciva dall’ufficio spesso andava da solo al cinema militare, era anche appassionato di film. Gli piaceva la musica dal vivo e ballare con mamma, andava quindi volentieri alle feste al Circolo Sottufficiali.
Gli anni ’70: la casa aperta (ma non fatevi plagiare)Casa Brunelli è sempre stata aperta per amici e parenti. Quando cominciammo a portare amici a casa era sempre mamma ad accogliereli e cucinare per loro. Babbo si defilava ma non ha mai obiettato. Quando cominciammo a portare i “pasionari” di CL l’unica volta che diede un consiglio fu di stare attenti a non farsi plagiare da personalità troppo forti. Evidentemente una preoccupazione che sentiva intensamente, altrimenti non avrebbe mai detto nulla, tanta era la sua discrezione e riservatezza. La casa aperta prima alla Cecchignola e poi alla Magliana quando nel ’74 andò in pensione.
Il pestaggio di LucioArrivò l’epoca delle prime elezioni universitarie (1975) , i famosi "parlamentini". Noi di CL presentavamo una lista cattolica alternativa alla DC. La notte fra il 2 e il 3 febbraio stavamo affiggendo manifesti ridicolmente poveri e fummo assaliti da una squadra di picchiatori neofascisti. Vidi la scena dalla macchina di Amedeo che si allontanava. Lucio e Gianni venivano massacrati a colpi di mazza da baseball, coltelli e martelli. Anche la nostra macchina fu "martellata" ma senza danni per le persone. Lucio fu in grave pericolo. Passo qualche mese in vari ospedali, subì almeno tre operazioni: all’addome, alle braccia e ad una mano. Vidi babbo piangere di dolore solo una volta, quando appunto entro nello stanzone del Policlinico dove era ricoverato Lucio e lo vide ancora tutto sporco di sangue.
Anni ’80 I matrimoni e i nipotiIl passaggio fra gli anni ’70 e ’80 è stato veramente il passaggio fra due epoche da tanti punti vista. All’inizio degli anni ’80 sia io che Lucio ci siamo laureati e di seguito, sposati. Babbo non fu particolarmente commosso da questi eventi come lo fu per la nascita dei quattro nipoti fra il 1983 e l’87: Giulia, Maria, Carlo e Luigi. Ricordo di averlo visto piangere una sola altra volta, ma di gioia, per la nascita di Giulia.
Incidente mortaleBabbo, con la solita intensità e discrezione, partecipò al nascere delle carriere dei suoi due figli: Lucio giornalista ed io Ingegnere informatico. Babbo morì il 18 settembre 1989, a 77 anni, travolto da un autobus dell’ATAC. Era da poco tornato da Agugliano ed era in giro per Roma per piccole commissioni e soprattutto per visitare chiese, musei, fontane: le sue passioni romane. |