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Desiderio, Significato, Misericordia Una storia "a puntate" delle canzoni dagli anni '50 ad oggi che mi hanno colpito e con le quali sono cresciuto. I vostri commenti e osservazioni sono cordialmente ben accetti all'indirizzo: brunello.b@tin.it
Gli anni '60: I Beatles, De' Andrè e Bob Dylan Gli anni '70: Francesco Guccini, James Taylor e Cat Stevens Le conversioni dei musicisti rock alla fine degli anni ‘70
John Lennon di Imagine e Beautyful Boy
Paul McCartney di Yesterday e Mull of Kintyre
Gli Anni ‘50 La prima canzone che ricordo, la prima che mi ha colpito, la cantava mia mamma mentre lavava i piatti o preparava da mangiare. Cantava “Ma l’amore no, l’amore mio non può confondersi con l’oro dei capelli, finché io vivo sarà vivo in me non finirà”, che bella canzone del maestro Danzi! E ci sono già le cose che mi piacciono in una canzone: un po’ di malinconia e il desiderio dell’amore che non finisce. Come dice Vinicius de Morales : “ per fare un samba con bellezza e necessario un poco di tristezza”. Lo dice anche don Giussani, anche se non parla di canzoni: meno male che la vita ha un po’ di tristezza, segno del desiderio, altrimenti sarebbe disperata! Ma l’amore no di D'Anzi - Galdieri (1942) Fu forse la canzone italiana di maggior successo e più trasmessa dall'EIAR nella primavera - estate del 1943. Tratta dal film “Stasera niente di nuovo” di Mario Mattoli, dove viene interpretata da Alida Valli, accompagnò per radio lo sbarco degli alleati, la caduta del fascismo, il governo Badoglio, l’armistizio, la notte dell’8 settembre. Guardando le rose, sfiorite stamani, io penso: “domani saranno appassite”. E tutte le cose son come le rose, che vivono un giorno, un’ora e non più!
Ma l’amore, no. L’amore mio non può disperdersi nel vento, con le rose. Tanto è forte che non cederà non sfiorirà. Io lo veglierò io lo difenderò da tutte quelle insidie velenose che vorrebbero strapparlo al cuor, povero amor!
Forse te ne andrai... D’altre donne le carezze cercherai!... ahimè... E se tornerai già sfiorita ogni bellezza troverai in me... Ma l’amore no L’amore mio non può dissolversi con l’oro dei capelli. Fin ch’io vivo sarà vivo in me, solo per te! Siamo quindi negli anni ’50, anni che ancora sanno di dopoguerra, di musica americana, delle orchestre jazz, di Glen Miller. Alla radio di casa si ascoltavano le Big Band americane e io sognavo di fare il direttore d’orchestra e di suonare la tromba come Louis Armstrong. Il primo giradischi che ho visto e sentito suonare era di un amico di famiglia appassionato di Nat King Cole, quanto mi sembrava grande e importante quel ragazzo che aveva dischi americani a 78 giri! Negli anni a cavallo fra i ’50 e i ‘60 la cosa musicale che più mi affascinava era guardare e ascoltare le orchestrine che suonavano alle feste dei circoli militari della Cecchignola. Suonavano in quei bassi palchi all’aperto ricoperti di piante rampicanti su una struttura di ferro. E lì, dietro al palco stavo a sbirciare le mosse dei musicisti, mentre i genitori ballavano. Avevo scoperto anche la musica dal vivo. A mio padre piaceva “Stormy weather” e me la traduceva cercando, senza darlo a vedere, di insegnarmi un po’ di inglese. Insieme mi trasferiva la sua passione per il Blues. Stormy Weather canzone scritta nel 1933 da Harold Arlen and Ted Koehler e cantata per prima da Ethel Waters a The Cotton Club in Harlem. Cantata anche da Billie Holiday ed Ella Fitzgerald
Don't
know why, there's no sun up in the sky
Life is
bare, gloom and misery everywhere
When he
went away, the blues walked in and met me Tempo tempestoso Non so perchè, non c’è sole su nel cielo Tempo tempestoso, da quando io e il mio uomo non siamo più insieme Continua a piovere tutto il tempo
La vita è desolata, oscurità e miseria dappertutto Tempo tempestoso, proprio non ce la faccio Sono triste tutto il tempo, triste tutto il tempo
Quando lui è andato via il Blues mi è venuto incontro Se lui resterà lontano, finirò sulla vecchia sedia a dondolo Tutto quello che faccio è pregare, il Signore da sopra mi farà camminare di nuovo nel sole Gli anni ‘60 The Beatles Non ricordo altro di importante fino ad una estate, quella del ’63, quando mio cugino Enrico mi fece ascoltare un disco dei Beatles. Mi ricordo distintamente: la prima canzone che ascoltai era “(She’s got a) Devil in her heart”: che ritmo, che gioia, che voglia di muoversi! In quel periodo c’erano “Sapore di sale” e il Twist di “Twist again” o di “Guarda come dondolo”, ma nulla uguagliava il mito dei Beatles che avrebbe dominato quegli anni. Anni in cui i soldi si mettevano da parte per comprare il prossimo album di Lennon e McCartney. Sui Beatles quindi devo aprire un capitoletto ad hoc. Il primo impatto dei quattro di Liverpool fu, come ho detto, una esplosione di gioia di vivere e di cantare. “She loves you, yeah!” e “Twist and shout”, ecco si trattava proprio di gridare, felici di essere giovani nell’epoca del boom economico. Ma dei Beatles voglio parlare di qualcosa di cui di solito non si parla molto e cioè dei testi. Quella era l’epoca in cui si cantava anche usando l’inglese senza senso, alla Celentano di "Prisencolinènsinàinciùsol” per intendersi, parole di fantasia con un vago senso di inglese. Ma poi, piano piano, cominciammo a sentire il bisogno di capire quello che ascoltavamo e allora ecco sorprenderci con testi come “Nowhere man” (1965), l’uomo di nessun luogo e di nessuna idea che è “un po’ come me e te”. Ma lui non sa cosa si sta perdendo (a non avere idee) perchè il mondo è sotto il suo comando”. Nowhere Man è la prima canzone in cui decisamente i Beatles si discostano dalla canzone d’amore per affrontare qualcosa di diverso. Questa canzone mi sembra la presa di coscienza di Lennon del ruolo che avrebbe potuto avere come artista se avesse scritto qualcosa di diverso. Qualcosa che vorrebbe dire ma che non sa ancora come dire (questo percorso sfocerà in ultima analisi con Yoko Ono e con canzoni come Imagine). Insomma pone decisiamente la questione di un giudizio, della necessità di una terra, di un significato. Traducendola oggi (vedi sotto) mi ricorda molto la canzone di Adriana Mascagni “Povera voce di un uomo che non c’è”. Nowhere Man è molto bella musicalmente ed è la canzone con cui iniziavamo sempre le serate con i Vibrations verso la fine degli anni '60 (vedi La storia). Questo era l’album Rubber Soul che conteneva tante canzoni mirabili anche nei testi come Michelle, Girl, In my Life, Norwegian Wood. E poi passando per Revolver fino a Sergeant Pepper testi sempre più complessi come Eleanor Rigby (1966) la donna che “indossa il volto che tiene in un vaso vicino alla finestra”. Di nuovo il discorso della solitudine, del volto, dell’identità, del senso. Oppure “Here, there and everywhere” (1966) dove si può leggere “knowing that love is to share” ovvero “Sapendo che amare è condividere”. O ancora “She‘s leaving home” la storia della ragazza che scappa di casa per cercare “something inside that was always denied” “qualcosa dentro di sempre negato”. E si potrebbe parlare a lungo dei testi divertenti e ironici dei Beatles come la grandissima “Quando avrò 64 anni” o “Lovely Rita” la storia dell’amore impossibile con la "vigilessa" Rita. Ma traduco solo Nowhere Man ed Eleanor Rigby. Nowhere Man
He's a real nowhere Man, Uomo di nessun luogo Lui è un vero uomo di nessun luogo Seduto sulla sua terra di nessun luogo e fa tutti i suoi piani di nessun luogo per nessuno Non ha un punto di vista, non sa dove sta andando, non è un po’ come te e me? Uomo di nessun luogo, ti prego ascoltami, Tu non sai cosa ti stai perdendo Uomo di nessun luogo, il mondo è al tuo comando Lui è cieco come può essere vede solo quello che vuole vedere, Uomo di nessun luogo, puoi vedermi affatto? Uomo di nessun luogo non ti preoccupare, prendi il tuo tempo, non ti affrettare Lascia perdere tutto finche qualcun altro ti darà una mano
Eleanor Rigby
Ah, look at all the lonely people Eleanor Rigby (Italiano)
Ah,
guarda tutte quelle persone sole In parallelo con l’evolversi delle canzoni dei Beatles, che si sciolsero nel ’69, altri due autori iniziarono ad interessare decisamente la mia formazione musicale e non solo: Fabrizio de Andrè e Bob Dylan.
De Andrè Di lui mi rimane soprattutto il discorso della pietà come ad esempio nella canzone che dice "che la pietà non vi rimanga in tasca". Questo aveva colpito soprattutto mio fratello Lucio che aveva un cartello sopra il letto con queste parole e con la famosa frase: "dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori". De Andrè, lui borghese aristocratico, scopriva il mondo degli ultimi come interessante, come più ricco di umanità che non il mondo da cui proveniva. Ma il suo sguardo era sempre positivo. Per dirlo con la sua metafora non esaltava il letame bensì i fiori. E prima di tutto la pietà, la compassione solidale. Ma potremmo anche pensare al desiderio della misericordia. Queste sono le canzoni che rendono l’atmosfera culturale giovanile negli anni sessanta appena prima del “sessantotto”.
Recitativo
(da Tutti
morimmo a stento registrato nell’agosto 1968)
Dell'inumano
varcando il confine
Banchieri,
pizzicagnoli, notai,
Navigammo su
fragili vascelli
Giudici eletti,
uomini di legge
Quanti
innocenti all'orrenda agonia
Uomini cui
pietà non convien sempre
Uomini, poiché
all'ultimo minuto
Corale (Leggenda del Re infelice)
(da Tutti
morimmo a stento registrato nell’agosto 1968)
Un castello
Non cercare la
felicità
Via del campo (1967 Volume I) musica del XVI secolo, tratta da una ricerca di Dario Fo e Enzo Jannacci Via del Campo c'è una graziosa gli occhi grandi color di foglia tutta notte sta sulla soglia vende a tutti la stessa rosa. Via del Campo c'è una bambina con le labbra color rugiada gli occhi grigi come la strada nascon fiori dove cammina. Via del Campo c'è una puttana gli occhi grandi color di foglia se di amarla ti vien la voglia basta prenderla per la mano e ti sembra di andar lontano lei ti guarda con un sorriso non credevi che il paradiso fosse solo lì al primo piano. Via del Campo ci va un illuso a pregarla di maritare a vederla salir le scale fino a quando il balcone ha chiuso. Ama e ridi se amor risponde piangi forte se non ti sente dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior
Bob Dylan Le prime canzoni di Dylan che ho ascoltato sono state quelle cantate dai Byrds "All I really want to do" e "Mr. Tamburine man" ma non capivo le parole, coglievo solo una novità. Nel tentativo di rispondere al successo dei Beatles, qualcuno in America aveva iniziato ad arrangiare alla maniera "beat" alcune canzoni tipicamente folk. Poi si cominciò a diffondere "Blowing in the wind"anche nella versione in italiano (la risposta). E qui potrei iniziare la solita storia “sessantottina” su Dylan ma veramente non vale la pena scrivere cose così scontate. Credo infatti che Bob Dylan sia un autore che ha creato un opera musicale/letteraria che sta sopra quella di qualsiasi altro autore. Non per niente è stato più volte proposto per il premio Nobel per la letteratura e se considero che l'anno che più ci è andato vicino lo hanno dato a Dario Fo, penso che ancora un a volta si dimostra come questo premio andrebbe fortemente ridimensionato, ma questo è un altro lungo discorso. Dylan (Zinnerman) si inserisce nella grande tradizione ebraica della narrazione biblica. Una delle cose che più mi hanno spinto a leggere quasi tutte le sue canzoni è certamente il fatto di aver letto e amato fin da piccolo le storie della Bibbia e credo che lui rappresenti in qualche modo il nuovo Re Davide dal punto di vista dell'opera e della modalità, anche musicale. Nei grandi cantautori è sempre la parola, il testo a prevalere. La chitarra è quasi usata come la cetra di Davide, o come io immagino la cetra degli antichi e cioè strumento per accompagnare un canto narrativo. La prima canzone che mi viene in mente è "All along the watchtower". Una canzone molto nota e rieseguita da tanti fra cui Jimi Hendrix. Una vera poesia di grande valore. Dylan ci porta in pochi istanti dentro una situazione drammatica: in un castello assediato, il Buffone parla al Ladro ed esprime la convinzione che non ci sia via di scampo. Il ladro risponde ... e imposta il problema della vita. Siamo nel 1967 ed è chiaro che il tempo si è fatto stretto: la questione politica è strettamente unita a quella esistenziale. E’ il presentimento della rivoluzione: qualcuno si è convinto che la vita non è uno scherzo e bisogna verificare se è possibile cambiarla nel concreto. All along the watchtower
"There must be
some way out of here," said the joker to the thief, Traduzione “Deve esserci una via di scampo”, disse il buffone al ladro, “C’è troppa confusione, sono sconfortato. Uomini d’affari bevono il mio vino, contadini con l’aratro scavano la mia terra. Nessuno di loro sa a cosa serva tutto questo” “Non c’è motivo di agitarsi” il ladro gli parlò gentilmente “Ci sono molti qui fra noi che pensano che la vita sia solo uno scherzo. Ma noi due ci siamo già passati e questo non è il nostro destino, e allora parliamo seriamente, il tempo si fa stretto.
Lungo tutta la torre di guardia i principi stavano in osservazione mentre tutte le donne andavano e venivano, e anche i servi scalzi.
Fuori e distante un gatto selvatico ringhiò due cavalieri si avvicinarono il vento iniziò ad urlare
L’articolo che Wikipedia dedica a questa canzone sostiene che in quel periodo, dopo l’incidente di moto, Dylan leggeva molto la Bibbia e che l’ambientazione della canzone è fortemente influenzata da Isaia cap 21 versetti 5-9: Si prepara la tavola, si stende la tovaglia, si mangia, si beve. «Alzatevi, o capi, ungete gli scudi!». Poiché così mi ha detto il Signore: «Và, metti una sentinella che annunzi quanto vede. Se vede cavalleria, coppie di cavalieri, gente che cavalca asini, gente che cavalca cammelli, osservi attentamente, con grande attenzione». La vedetta ha gridato: «Al posto di osservazione, Signore, io sto sempre, tutto il giorno, e nel mio osservatorio sto in piedi, tutta la notte. Ecco, arriva una schiera di cavalieri, coppie di cavalieri». Essi esclamano e dicono: «E` caduta,è caduta Babilonia! Tutte le statue dei suoi dèi sono a terra, in frantumi».
Per conoscere un'artista è necessario approfondire tutta la sua opera perchè spesso cose molto belle sono sconosciute. E' triste, in un certo senso dire questo perchè la considerazione rischia di suggerire un atteggiamento elitario che proprio non amo, ma purtroppo è così. E il problema non è l'artista, non è solo degli uomini di marketing, il problema è che fra i critici, gli opinion maker, non c'è chi riesce a valorizzare qualcosa di diverso. Nello stesso album del 1967 (John Wesly Harding) troviamo la bellissima " I pity the poor immigrant" (Ho pietà del povero immigrante). Canzone poco valorizzata anche perchè non esattamente in linea con gli stereotipi di parte.
I pity the poor immigrant
I pity the poor
immigrant
I pity the poor
immigrant
I pity the poor
immigrant Traduzione Ho pietà del povero immigrante che avrebbe desiderato restare a casa sua, che usa tutta la sua forza per fare il male ma che alla fine è sempre lasciato così solo. Quest’uomo che con le sue dita imbroglia e che mente con ogni respiro, che appassionatamente odia la sua vita e allo stesso modo teme la sua morte.
Ho pietà del povero immigrante la cui forza è spesa invano il cui paradiso è come “Ironsides” le cui lacrime sono come pioggia che mangia ma non è soddisfatto che ascolta ma non vede che si innamora del benessere e mi volta le spalle
Ho pietà del povero immigrante che sguazza nel fango che si riempie la bocca di risate che costruisce la sua città nel sangue le cui visioni alla fine si frantumano come vetro Ho pietà del povero immigrante quando la sua contentezza inizia a passare
Ecco quello che si dice uno sguardo sulla realtà senza compromessi. Un’altra canzone infine del Dylan del 1964. Una canzone di denuncia sociale che esprime la sua grande capacità di cantastorie (è una storia vera).
The Lonesome
Death of Hattie Carroll
William
Zanzinger killed poor Hattie Carroll
William
Zanzinger, who at twenty-four years
Hattie Carroll
was a maid of the kitchen.
In the
courtroom of honor, the judge pounded his gavel
La morte
solitaria di Hattie Carroll
William
Zanzinger uccise la povera Hattie Carroll al raduno sociale in un hotel di Baltimora e i poliziotti chiamati gli presero l’arma e lo portarono in arresto giù alla stazione e lo incolparono di omicidio di primo grado Ma tu che filosofeggi sulle disgrazie e critichi tutte le paure, togli quel cencio via dalla tua faccia ora non è tempo per le tue lacrime
William Zanzinger, che a ventiquattro anni possiede una piantagione di tabacco di seicento acri con genitori ricchi e benestanti che lo proteggono e relazioni con alte cariche fra i politici del Maryland, che reagirono alla sua azione con una scrollata di spalle e imprecazioni e sberleffi, e la sua voce ringhiava fu questione di minuti e fu fuori su cauzione Ma tu che filosofeggi sulle disgrazie e critichi tutte le paure, togli quel cencio via dalla tua faccia ora non è tempo per le tue lacrime
Hattie Carroll era una inserviente della cucina Aveva cinquantuno anni e aveva partorito dieci figli che portava i piatti e toglieva la spazzatura e mai si era seduta a capotavola e non aveva mai neppure parlato alla gente seduta ai tavoli che puliva i resti dalla tavola e vuotava i vassoi in un altro piano fu uccisa da un colpo, giace ammazzata da un bastone che viaggio per aria e piombò attraverso la stanza destinato e determinato a distruggere il mite. E lei non aveva mai fatto niente a William Zanzinger Ma tu che filosofeggi sulle disgrazie e critichi tutte le paure, togli quel cencio via dalla tua faccia ora non è tempo per le tue lacrime
Nella corte d’onore il giudice sbatté il suo martelletto per mostrare che tutti sono uguali e che la corte era onesta e che nessuno agiva dietro le quinte e che anche i nobili sono trattati come si deve quando i poliziotti li hanno inseguiti e acchiappati e che la scala della legge non ha un daccapo e un in fondo guardò la persona che aveva ucciso senza motivo a cui capitò di sentire in quel modo senza preavviso e parlo dalla sua toga, profondo e signorile e somministrò a William Zanzinger per pena e pentimento una sentenza di sei mesi. Ma tu che filosofeggi sulle disgrazie e critichi tutte le paure, infila quel cencio profondamente nella tua faccia perché ora è il tempo per le tue lacrime
Le ultime due canzoni sono ballate in ¾. Un ritmo molto poco "rocchettaro" e molto popolare.
Gli anni ‘70
Francesco Guccini
Forse l’autore che meglio rappresenta il momento di passaggio fra il “pre” e il “post” ’68 è Francesco Guccini. Lui che negli anni ’60 aveva già scritto Dio è morto, Auschwitz e Noi non ci saremo, iniziò ad essere Guccini, il cantautore che conosciamo, solo all’inizio degli anni ’70 quando pubblicò gli album “L’isola non trovata” (1970) e Radici (1972). Dio è morto e Auschwitz sono canzoni profondamente anni ’60 e hanno segnato e accompagnato quegli anni tutti “Kennedy e Papa Giovanni”. Ma solo all’inizio dei ’70 Francesco Guccini acquista una statura di autore con una identità precisa. I suoi temi, pescando nei grandi del decennio precedente, sono molto a metà fra Dylan e De Andrè (anche Guccini come De Andrè si richiamavano a George Brassens). Sono proprio temi “fra la Via Emilia e il West” come sintetizzò magistralmente lui stesso in “Piccola città”. Restando nel tema del desiderio, la canzone che mi ha veramente accompagnato sempre (e una delle pochissime che conosco a memoria) è “L’isola non trovata”. Il testo non è da commentare, si capisce bene. E’ importante, come sempre, ma più che in altri casi, ascoltare la canzone e non limitarsi a leggere il testo. La musica è semplice ma molto ben legata con le parole e subito la canzone ti porta dentro una situazione, un po’ come il Dylan di “All along the watchtower”. La situazione è quella della nave che viaggia verso l’isola che non si trova. Quando si intravede scompare. Non c’è ma si vorrebbe fortemente che esistesse perchè è la più bella. Il mare è il segno più grande del mistero e il viaggio per mare è la ricerca dell’uomo dentro il mistero. La ricerca del “senso delle cose” come dice nella “Canzone della Bambina Portoghese”. Canzone che ancora parla di mare e di significato e di insofferenza per qualsiasi posizione ideologica.
l'Isola non trovata
Ma bella più di
tutte è l'isola non trovata, Canzone della bambina portoghese
da "Radici"
1972
James Taylor James Taylor sembra voler fare del viaggio la condizione permanete. In questa “Canzone dell’autostrada”, nella bellissima invocazione iniziale, chiede al padre e al fratello di andare insieme per mare. La ricerca e l’inquietudine prevalgono. Ci si può fermare per un po’ ma poi si deve ripartire. Anche James Taylor rappresenta un momento di continuità con gli anni ’60. La sua carriera inizia di fatto a Londra nel ’68 negli studi della Apple (Beatles). Lui incrocia molto la ballata folk americana e le sue tecniche chitarristiche con il Rock ‘n Roll un po’ come i Beatles avevano incrociato le ballate celtiche con le sonorità di Elvis Preasly e dei Beach Boys.
Highway Song (1971) da "Mud Slide Slim and the Blue Horizon"
Father, let us
build a boat and sail away
I’m thinking
bout a broken heart
(chorus)
- chorus -
Here I am again
Canzone dell'autostrada Padre, costruiamo una barca e salpiamo via. Non c’è niente per te qui E, fratello, andiamo a cercare fortuna sul mare. E’ già stato fatto
sto parlando del sorgere dell’alba Tu mi ami mentre sono qui E posso mancarti quando sono partito Dolce fraintendimento non lascerai solo un povero ragazzo Sono il seme con un solo occhio del cespuglio che rotola nella pancia di un “rolling stone”
Ancora sull’autostrada Ancora sulla strada
Avevo una piccola donna a Memphis Lei voleva diventare mia moglie Lei disse, sistemati qui, uomo viaggiatore Puoi restare vicino a me Mi sforzai enormemente di accontentarla Ma non resistetti a lungo perchè un sabato notte mentre ero a letto sentii quella “canzone dell’autostrada”
Ancora sull’autostrada Ancora sulla strada
(strofa omessa) Eccomi di nuovo qui Holiday Inn Le stesse quattro vecchie mura Grande essere di nuovo a casa Holiday Inn di nuovo sulla strada
Cat Stevens Dall’album “Tea for the tillerman” del 1970 ho scelto la canzone intitolata “Padre e figlio” perchè prosegue il tema sia di Guccini che di Taylor su questo desiderio di andare, di partire alla ricerca di qualcosa che rimane misterioso. E' una canzone che ho ascoltato e riascoltato, cantato e ricantato.
Father and Son
Father:
Son
Son
Padre e Figlio Padre: Non è tempo di cambiare, rilassati, prendila con calma. Sei ancora giovane, questo è il tuo torto, c’è così tanto che ancora devi sapere. Trovati una ragazza, sistemati, se vuoi ti puoi sposare guardami, sono vecchio, ma felice
Una volta ero come te, e so che non è facile restare calmi quando hai trovato qualcosa che sta accadendo. Ma prendi il tuo tempo, pensaci molto, Pensa a tutto quello che hai. Perchè tu sarai qui domani ma i tuoi sogni potrebbero non esserci più.
Figlio Come posso spiegarmi, quando lo faccio lui va via. E’ sempre stata la solita vecchia storia. Dal momento in cui potevo parlato mi veniva ordinato di ascoltare. Ora c’è una strada e so che devo andare via so che devo andare
Tutte le volte che ho pianto, tenendo dentro tutte le cose che sapevo, è difficile, ma è più difficile ignorarlo. Se fossero giuste, sarei d’accordo, ma sono loro che conosci non me. Ora c’è una strada e io so che devo andare via so che devo andare
Nelle ultime due canzoni proposte, di Cat Stevens e J.Taylor, la figura del padre entra decisamente in scena e ci fa capire come quegli anni non segnarono certo la morte della figura paterna pur all’interno di una difficoltà di dialogo. Azzarderei quasi che il desiderio di andare via è ultimamente una ricerca del padre stesso, proprio come nel film Solaris di Tarkovskij, film del 1972. Il film si conclude con una delle immagini più intense che abbia mai visto al cinema: il protagonista in ginocchio davanti al padre. Il padre ritrovato sull’isola dell’oceano di Solaris...la ricerca, il viaggio, il mare e l’isola, il padre.
Questo, o anche questo, erano gli anni fra il ’68 e il ’72. Una ricerca intensa, un desiderio intenso, ma con quella notazione di Bob Dylan: “il tempo si è fatto breve” e quindi con una urgenza che avrà tanti sbocchi possibili: la lotta armata, la febbre del sabato sera, la conversione a Dio.
Le conversioni dei musicisti rock alla fine degli anni ‘70
Fra il 1977 e il 1978 tre notissimi musicisti abbracciarono con decisione, e impatto sui media, una fede religiosa.
Cat Stevens si convertì all'Islam nel 1977 adottando il nome Yusuf Islam. Si ritirò completamente dalle scene diventando un membro eminente della comunità musulmana di Londra e aprendo anche una scuola nel nord della capitale britannica, la “Islamia Primary School”.
Dan Peek, membro della band America dal 1970 al 1977 (con Gerry Beckley and Dewey Bunnell) lasciò il gruppo nel 1977 rinnovando la sua fede cristiana dopo un periodo negativo di sperimentazione di droghe. Iniziò a scrivere canzoni cristiane con successo anche commerciale ma credo che in Italia non sia arrivato mai nulla e purtroppo personalmente non conosco le sue canzoni. Dan è ancora attivo come musicista cristiano.
Nel 1979 Bob Dylan colpì il mondo intero con l'uscita di "Slow train coming", il primo dei suoi album dedicati all'incontro con Gesù Cristo avvenuto fra il 1978 e il 1979. Figuratevi come colpì i musicofili e i suoi estimatori che avevano continuato a seguirlo. Ci sono tante considerazioni da fare e storie da raccontare a questo proposito, ma vorrei restare legato alle canzoni. Ho già detto come Dylan conoscesse profondamente l’Antico Testamento ma oltre a ciò, già nelle canzoni di Dylan dei primi anni ’60, comparivano citazioni di "Jesus"; una era in "Masters of War" forse la più violenta e spietata delle sue canzoni. Una canzone dove i “Padroni della Guerra” e cioè coloro che usano e promuovono la guerra come strumento per il proprio tornaconto vengono ferocemente fustigati. La canzone finisce dicendo: “sarò contento solo quando seguirò il vostro funerale e siederò sulla vostra tomba per essere sicuro che rimaniate li”. Un verso della canzone dice "Neanche Gesù vi perdonerebbe". Il concetto, forte e chiaro, rivela un aspetto della appartenenza ebraica e nello stesso tempo una visione di Cristo come ideale di perdono. Anche in "With God on his side" che denuncia l'uso della religione come giustificazione delle peggiori malefatte si rivela una conoscenza del Vangelo:
In a many dark
hour
In un ora molto scura Ho pensato questo Che Gesù Cristo Fu tradito con un bacio Ma non posso pensare al vostro posto Voi dovete decidere Se Giuda Iscariota Avesse Dio dalla sua parte
Da questa visione di Cristo si passa improvvisamente ad un incredibile cambiamento evidentemente frutto di un incontro. Potrebbe essere interessante ricostruire e raccontare questo incontro ma è più bello leggerne i frutti, le canzoni . Quelle che più mi hanno colpito di quel periodo sono: Saving Grace (Grazia che salva), When He'll return (Quando Lui tornerà) e I Believe in You (Io credo in Te) tratte dagli album “Slow train coming” e “Saved” del 1979 e 1980.
Saving Grace
If You find it
in Your heart, can I be forgiven?
Well, the death
of life, then come the resurrection,
Well, the
devil's shining light, it can be most blinding,
La Grazia che Salva Se te la senti, posso essere perdonato? Credo di doverti in un certo modo delle scuse Ho sfuggito la morte così tante volte che ora so che sto vivendo per la grazia che salva che è su di me.
A quest’ora penso che starei dormendo in una cassa di pino per l’eternità. La mia fede mi ha tenuto vivo, ma sto ancora piangendo per la grazia che salva che è su di me.
Bene, dopo la morte della vita, viene la resurrezione dovunque sono accolto è dove sarò metto tutta la mia fiducia in Lui, la mia sola protezione è la grazia che salva che è su di me
ma nella ricerca dell’amore, non è altro che vanità Quando guardo questo mondo non vedo altro che la grazia che salva che è su di me.
Il malvagio non conosce pace e non si può negare che c’è una solo strada ed è quella che conduce al Calvario. E’ scoraggiante a volte ma so che ce la farò per la grazia che salva che è su di me.
When He Returns
The iron hand
it ain't no match for the iron rod,
Truth is an
arrow and the gate is narrow that it passes through, Quando lui tornerà La mano di ferro non può competere con la sbarra di ferro, La parete più forte si sbriciola e crolla davanti a Dio potente Per tutti quelli che hanno occhi e tutti quelli che hanno orecchi è solo Lui che può farmi piangere. Non gridare e non morire e non bruciare Perché come un ladro nella notte, Lui cambierà l’errato con il giusto Quando Lui Tornerà
La verità è una freccia e la porta è stretta da attraversare, Lui scatena la Sua potenza in un ora che nessuno conosce Quanto a lungo dovrò ascoltare le menzogne del pregiudizio? Quanto a lungo resterò ubriaco di paura nel deserto? Posso buttarla via tutta questa lealtà e orgoglio? Imparerò mai che non ci sarà la pace, che la guerra non cesserà fin quando Lui non tornerà?
Abbandona la tua corona su questa terra macchiata di sangue, getta via la maschera Lui vede le tue azioni, conosce i tuoi bisogni ancor prima che tu li chieda Fino a quando falsificherai e negherai ciò che è reale Fino a quando potrai odiarti per la debolezza che nascondi? Di ogni progetto sulla terra che sia noto agli uomini, Lui non si preoccupa. Lui ha i Suoi piani per stabilire il Suo trono Quando lui tornerà
I Believe in You
They ask me how
I feel
I believe in
you even through the tears and the laughter,
Don't let me
drift too far,
I believe in
you when winter turn to summer,
Don't let me
change my heart, Credo in Te Loro mi chiedono come mi sento e se il mio amore è vero e come so che ce la farò e loro, loro mi guardano accigliati a loro piacerebbe guidarmi fuori da questa città Non mi vogliono più intorno Perché credo in Te
Loro mi mettono alla porta dicono di non tornare più perché non sono quello che vorrebbero che io fossi e me ne vado via da solo mille miglia da casa ma non mi sento solo perché credo in Te
Io credo in te anche fra le lacrime e le risa Io credo in te anche se siamo lontani Io credo in te anche la mattina dopo Oh, quando l’alba si avvicina Oh, quando la notte scompare Oh, questo sentire è ancora nel mio cuore
Non lasciarmi allontanare tienimi dove sei tu dove sarò sempre rinnovato E quello che mi hai dato oggi vale molto di più di quello che io passa pagare e non importa quello che dicono io credo in te
Io credo in te quando il bianco diventa nero Io credo in te anche se sarò sopraffatto Oh, anche se la terra può scuotermi Oh, anche se gli amici mi abbandonami Oh, anche quello non mi farà tornare indietro
Non permettere che cambi idea salvami da tutti i piani che loro perseguono. e io, io non mi curo delle sofferenze non mi curo della pioggia battente io so che sarò sostenuto perchè io credo in te
In quest’ultima canzone c’è tutta la lotta contro la persecuzione che si scatenò contro Dylan per la sua conversione. Una dichiarazione di quel tempo riportata nel libro di Gray, The Bob Dylan Enciclopedia: <Anni fa dicevano che ero un profeta. E io dicevo: “No non sono un profeta” e loro ribadivano: “Si tu lo sei” e mi volevano convincere. Ora che dico che Gesù Cristo è la risposta dicono: “No Dylan non è un profeta”. Non riescono proprio a sopportarlo>.
Sta di fatto che pian piano il primo fervore di Dylan si è molto smorzato. Un’altro fatto è che si è esibito davanti a Giovanni Paolo II nel 1997 cantando “Forever young” (“Per sempre giovane”) e certo questo fu un gesto molto forte di una non mutata devozione almeno interiore nei confronti del cristianesimo. La sua dichiarazione del 1997 chiamata anche “le canzoni sono il mio breviario” dove lui dice di trovare la religiosità solo nelle canzoni, sembra più che altro il desiderio di ritirarsi da una mischia e da una rissa ideologica sulla sua conversione (che oggettivamente credo sia stata insopportabile).
Molto più interessante e moto più drammatica è la considerazione che lui fa, alla fine del suo film “Masked and Anonymous” del 2003 dove esprime il pensiero che non esiste al mondo la possibilità di scoprire un significato e dove quindi sembra arrendersi, sembra abbandonare la smania che lo ha agitato per tutta la vita. Dico che è una frase drammatica perché veramente è solo arrendersi all’impossibilità di trovare il “senso delle cose” che può far allontanare da Cristo, non la persecuzione. La citazione esatta è: “Sono sempre stato un cantante e forse nulla più. A volte non basta conoscere il senso delle cose. A volte dobbiamo conoscere quali cose non hanno affatto un senso. Ad esempio che senso ha sapere di cosa è capace la persona che ami. Tutto va a pezzi specialmente l’accurato ordine delle regole e delle leggi. Noi guardiamo il mondo nello stesso modo in cui siamo fatti. Guardalo da un bel giardino e tutto ti sembrerà allegro. Sali su un altopiano e vedrai devastazione e assassini. Verità e bellezza sono negli occhi di chi guarda. Ho smesso di cercare di capire tutto molto tempo fa.” Ma sono convinto che il suo percorso non potrà finire qui. Vorrei anche dire che nello stesso 2003 è uscito un album chiamato “Gotta serve somebody” dove i più grandi cantanti gospel americani interpretano le canzoni cristiane di Bob Dylan (non so se il disco sia mai uscito in Italia, ma si può acquistare online). In una delle canzoni canta anche lo stesso Dylan. Il disco è accompagnato da un commento di Tom Piazza, scrittore americano con il quale ho poi avuto occasione di scambiare delle e-mail. Allego qui il testo di Piazza perché mi sembra molto bello.
John Lennon di Imagine e Beautyful Boy “La vita è quello che ti capita mentre sei indaffarato a fare altri progetti”
Non si può parlare degli anni ’70 senza citare la canzone “Imagine” di John Lennon. Canzone del 1971 che in qualche modo segna l’apice del cammino ideologico del cantante e del suo sodalizio culturale con Yoko Ono. La canzone ha segnato quel tempo per la sua carica utopica e sta attraversando il tempo (è l’inno ufficiale di Amnesty International). La canzone nasce sicuramente con intenti anti-religiosi e ad una prima analisi si potrebbe sposare quanto scritto dal Pastore Andy McQuitty (vedi wikipedia) in un sermone contro Imagine dove sostiene che: "un mondo dove la gente vive per l’oggi e non ha nulla per cui uccidere o morire è un mondo negativo". Per il Pastore l’utopia di Lennon è senza anima, senza passione, senza religione, senza Inferno e Paradiso, senza realtà trascendente. Io credo che forse un testo poetico non si può mai giudicare così letteralmente. Se provate a partire dall’idea che la canzone tenta di descrivere invece proprio il giardino dell’Eden vedrete come tutto ritorna logico anche in questa ipotesi. Qual’é infatti quel luogo ideale dove non c’è la religione se non proprio il luogo dove Dio è presente? Prima del peccato originale non c’erano Paradiso e Inferno, non c’era divisione fra gli uomini, non c’era motivo di uccidere e di morire. Da un punto di vista religioso, quindi, si potrebbe condividere tutto di questa canzone intitolandola “Eden”. Sicuramente, comunque, non è una canzone da cantare a cuor leggero nelle feste parrocchiali. Ecco il testo e la traduzione.
Imagine
Immagina
Immagina non ci
sia il paradiso
Puoi dire che
sono un sognatore Nel 1975 nasce Sean il figlio di John e Yoko e lui decide di ritirarsi a fare il padre a tempo quasi pieno. In un certo senso vedo anche questo come qualcosa di simile alle conversioni degli altri. E’ comunque la necessità di un cambio radicale. Nel 1980 esce Double Fantasy e a la canzone che ha colpito molti più delle altre è “Beautiful Boy”, per l’appunto dedicata al figlio. A parte l’invito al figlio a dire una piccola preghiere prima di addormentarsi, che mi sembra piuttosto notevole per uno che non vuole la religione, la canzone contiene una frase che diventerà pian piano sempre più famosa: “Life is what happens to you while you're busy making other plans” e cioè “la vita è quello che ti capita mentre sei indaffarato a fare altri progetti”. Mi sembra un esempio chiaro di quello che è il massimo dell’intelligenza umana delle cose e che esprime veramente il “senso religioso”. Purtroppo questa intuizione divenne tragica realtà perché mentre era impegnato nella promozione di questo nuovo disco fu ucciso da uno squilibrato proprio mentre rientrava in casa per stare con il piccolo Sean. Questa drammatica morte segna la fine di un epoca.
Beautiful Boy (Darling Boy)
Beautiful,
Before you go
to sleep,
Out on the
ocean sailing away,
Ragazzo bello (Ragazzo caro) Chiudi i tuoi occhi, Non aver paura, Il mostro è fuggito, Lui è in fuga è il tuo papino è qui,
Bello, bello, bello Ragazzo bello
Prima di andare a dormire, Di una piccola preghiera, Ogni giorno in ogni modo, Tutto diventa migliore
Bello, bello, bello Ragazzo bello
Navigando sull’oceano, Difficilmente posso aspettare Che tu diventi grande, Ma immagino che entrambi, Dobbiamo essere pazienti, Si, c’è una lunga strada da fare, Ma nel frattempo,
Prima di attraversare la strada, Prendi la mia mano La vita è proprio quello che ti capita Mentre sei indaffarato a fare altri progetti
Bello, bello, bello Ragazzo bello Caro, caro, caro Ragazzo caro
Paul McCartney di Yesterday e Mull of Kintyre A proposito della contrapposizione Lennon - McCartney io non prendo parte per l’uno o per l’altro. Penso invece che la separazione fra i due portò inevitabilmente a perdere molto. Diciamo che i due lavorando insieme riuscivano a trovare un punto di fusione che produceva qualcosa di molto bello. E’ vero che i le canzoni nascevano, inevitabilmente, da uno o dall’altro ma poi la versione finale era un prodotto comune. La canzone dei Beatles da tutti riconosciuta come di Paul è Yesterday. Che è anche la canzone di maggior successo della storia delle canzoni: nel Guinnes dei primati c'è il suo record di 7 milioni di passaggi sulle radio e televisioni americane. La canzone è eseguita da Paul con la chitarra e un quartetto d’archi, gli altri Beatles sono semplicemente assenti. Un caso più unico che raro tanto che gli altri Beatles ne impedirono l’uscita come singolo in Inghilterra per molti anni. La canzone nacque come musica e Paul impiegò mesi a scrivere le parole. Parole semplici, quasi banali, ma che si adattano benissimo all’atmosfera della canzone. Alla metà degli anni sessanta una band che aveva fatto successo con tre chitarre, una batteria e tanti “yeah” si presenta con una voce e un quartetto d’archi, beh, è un’altro momento topico. Questo è stato Paul, il vero sperimentatore musicale dei quattro. Che tra l’atro introdusse quel particolare organo elettronico in “Strawberry fields forever”. Paul è riuscito a mettere insieme rock, musica classica, sperimentazione elettronica e ballate celtiche nello stesso contesto musicale.
Yesterday
Ieri (solo l'ultima strofa) Ieri L’amore era un gioco così semplice da giocare, Ora ho bisogno di un posto per nascondermi, Oh, io credo in ieri.
A me piace pensare, fra le diverse ipotesi che si fanno, che la canzone fosse dedicata alla madre morta quando lui era ancora giovane (mamma che lo battezzò "cattolico romano"). Negli anni ’70, dopo la separazione dei Beatles, il suo più grande successo è stato “Mull of Kintyre”. Il disco, del 1977, è stato il primo singolo a vendere più di 2 milioni di copie nel Regno Unito e rimane il singolo più venduto di sempre. In questa canzone c’è tutto Paul: la ballata celtica (tra l’atro in ¾) il desiderio della casa, della famiglia dove tornare, l’idea musicale delle cornamuse. L’entrata improvvisa e fortissima delle cornamuse sulla base semplice di canto e chitarra è di grandissimo effetto e ricorda l’idea di Yesterday. Mull of Kintyre è una località in Scozia dove Paul e Linda avevano una casa. Su YouTube potete trovare facilmente il video: la casa sul mare, il faro, lui e la moglie che escono cantando, il plotone di cornamuse che compare all’improvviso dalla spiaggia. Il video finisce con la festa notturna sulla spiaggia a cui partecipa tutto il paese.
Mull of Kintyre
Mull of
Kintyre, oh mist rolling in from the sea
Mull of Kintyre
Mull of Kintyre,
oh nebbia che rotola dentro dal mare
Mentre mi
portano a casa a Mull of Kintyre
Lucio Battisti Come faccio a non citare Lucio Battisti e Mogol! Ho cantato talmente tanto le loro canzoni che non posso non parlarne. La canzone che più mi piace è “Anche per te”. Canzone che tra l’altro caratterizza bene Mogol che secondo me è un autore alla Prevert. Si colloca più sulla scia dei francesi che non della musica anglosassone. E non è un caso che nella canzone che riporto riappare il tema della pietà tanto caro a De Andrè e ai suoi maestri d’oltralpe. Lucio Battisti è invece un musicista vero che aveva colto tutto il valore della musica degli anni sessanta interpretandola con la genuinità bella e popolare del ragazzo romano. Non a caso la sua musica spesso sorpassa, nelle atmosfere che crea, la capacità di Mogol di coglierne, con le parole, il senso espressivo. “Anche per te” è una delle sintesi felici fra musica e testo come forse anche “E penso a te”, “Perchè no” e altre.
Anche per te
Per te che è
ancora notte e già prepari il tuo caffè
Per te che di
mattina torni a casa tua perché
Anche per te
vorrei morire ed io morir non so
Per te che di
mattina svegli il tuo bambino e poi
Anche per te ...
Vinicius de Moraes "La vita è l'arte dell'incontro"
Dal 1977 al 1980 ebbi la fortuna di suonare spesso con Massimo Aureli, un grande amico chitarrista che, tra le tante cose musicali che mi ha insegnato, mi ha anche fatto conoscere la musica brasiliana e in particolare la bossanova. Comprai e mi appassionai a un disco di Vinicius de Moraes e Toquino. E’ chiaro che se il mito di Massimo è Toquino il mio è Vinicius. Riporto qui la canzone che ho citato all’inizio e che è un po’ il manifesto della poetica del maestro brasiliano. La canzone è del 1962 ma io la conobbi solo verso la fine degli anni ’70 e riuscii a capirne tutte le parole solo molto dopo. Oltre alla questione della tristezza, caratteristica importante della bellezza, c'è un'altra frase che mi sembra molto bella: "La vita è l'arte dell'incontro".
Samba delle benedizioni 1962 - musica di Baden Powell
E' meglio
essere allegro che esser triste
Hai
bisogno di un poco di tristezza Attento, amico! La vita è una cosa seria e non ti sbagliare, eh?
Ce n'è una
sola! malgrado ci siano tanti disaccordi nella vita.
C'è
sempre per te una donna
Samba da
benção
Continua ...
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