Questo testo è stato scritto, nella prima stesura, nel novembre del 1997 con l’idea, poi realizzata, di farne un regalo di Natale per gli amici più cari. Lo stile del racconto è conseguentemente quello di chi parla ad un amico che già conosce molto delle persone e dei fatti narrati. Paola, mia cognata, ebbe appena il tempo di leggere queste pagine nei suoi ultimi giorni. Voglio dedicarle a lei con affetto e memoria viva. Di solito queste iniziative si prendono quando si percepisce un momento di passaggio. E lo era veramente. Scrivo oggi questa introduzione per sottolineare che questo testo vuole semplicemente raccontare quei brani della mia storia personale che danno un contesto alle canzoni. Non è quindi una storia del movimento a Roma  e non è neanche tutta la mia storia personale. E’ comunque vero che le mie canzoni nascono in momenti peculiari della vita e quindi, in qualche modo, ne ricostruiscono gli avvenimenti principali (e uso la parola avvenimenti nel senso forte del termine). Per questo è quasi impossibile fare dell’autore di canzoni un mestiere, perché non si può “decidere” di scrivere una canzone come non si può decidere di nascere.

 Bruno

29 luglio 2001 domenica

 

INDICE

1968 - 1969    Chi non t'ha amato mai un po'

1970                 Tu canti la gioia

1971                 Ulivi

1972                 Non mi dire resta

1973                 Un pensiero sul tempo, Una sola speranza, Colonia, Tutte le persone, Ninetta, Voi che vi  giocate

1974                 La ruota, Vecchi, Buon Compleanno Paoletta, Dormi Rocco Auciello,

                           Sandro Angeletti, Due piccoli buchi rosa, Mia madre parlava di te

1975                 Insegnami a cantare solo Te, Storia di una donna (Samaritana), Domenica pomeriggio
1976                 Sono un tipo americano, Che canzoni canterò

1977                 Era nato figlio di operai, Ma la primavera verrà, Valzerino, Un fiore

1978                 Ma la vita non è un sentimento, Il Veliero, Sur muro, Nostalgia dell’usignolo, Chi verrà dal Nord
1979                 L’uomo che vive coi rospi, La vita non è da noi, Moon, Gioia e Tristezza, L’ATAC

1997 e 1998   Your Song

 Documenti

 Solo l'album delle foto

Canzoni registrate dal vivo al teatro alla "Scaletta" (1978)

Assemblea con don Giussani del 27 set 1995

1969
Eravamo tutti innamorati della stessa ragazza: io, mio fratello Lucio, Bruno Tedeschi, Peppe, Maiorino e gli atri amici del cortile di via Battaglioni D’Assalto alla Cecchignola.
E quella finestra dell’ultimo piano era il punto di attrazione degli occhi dei ragazzi. Specialmente quando nella stagione calda si passavano le serate a giocare, a suonare e a parlare nel cortile.
La musica era il grande mito degli anni ’60. Alla Cecchignola, come ovunque, le uniche occupazioni degne di apprezzamento erano suonare in un complesso e trovare una ragazza.
Io cantavo nel complesso che Lucio aveva messo su con i suoi coetanei : Peppe, Roberto e Pipino.

Avevamo suonato al ristorante del Luna Park dell’EUR e al ristorante di via Marmorata sia alle feste dei licei che il Martedì Grasso. E cominciai allora a imparare a suonare la chitarra sul metodo Carulli, il grande Carulli.
In quell’anno 1969 presi un bel 60 ai nuovi esami di maturità all’Istituto Tecnico al quartiere S.Paolo e in autunno mi iscrissi all’università - facoltà di ingegneria.
A luglio passai una nottata sveglio a seguire lo sbarco sulla luna, e scrissi la mia prima canzone in una sera d’estate, ovviamente dedicata a lei.

Chi non t'ha amato mai un po'
1969

Chi non t'ha amato mai un po'
Chi non t'ha sognato mai un po'
Chi non ha mai alzato gli occhi
Per guardar la tua finestra

Io non so...
 
Quante e quante volte hai detto no
Quante delusioni io non so
In quanti ho visto nascere qualcosa
Che hai spento senza dire una parola...

Io non so...

 

Un documento:

La "scaletta" di una serata dei Vibrations (scritta da Lucio). Beatles, Yardbirds, Rolling, Procol Harum, ma anche Nico e i Gabbiani! Che belli gli anni sessanta!

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1970
Ero un giovane intellettuale moderatamente progressista. Compravo tutti i giorni il Corriere della Sera e leggevo la terza pagina. Specialmente Carlo Cassola che la professoressa di Italiano degli ultimi anni di Istituto, la Respighi, ci aveva propinato a dosi massicce. Venivo su come babbo voleva e il "pessimismo leopardiano" mi veniva anche da lui.
L’università andava bene. Passai un esame a giugno e tre ad ottobre, studiando quasi tutta l’estate. Baciai per la prima volta una ragazza ; si chiamava Anna.
I miti di quegli anni erano sempre presenti : la California, le canzoni, S.Francisco...
 

Tu canti la gioia
1970

Tu canti la gioia di un sole e non sai
La vita che cosa ti darà mai
Un canto felice è nell’aria ma tu
Non sai se domani potrai cantar più
 
La vita vedrai ha in serbo per te
tutta la tristezza di una notte senza luna
Canti la speranza e sperando vivrai
Morendo con te la speranza porterai
 

 

Documenti:

A proposito di miti, ecco alcuni biglietti di ingresso ai concerti del PalaEur che iniziai a frequentare intensamente dal 70. Purtroppo non trovo più il tagliando del concerto dei Rolling Stones del 1967, questi comunque non sono male!

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1971
A giugno terminai le lezioni del biennio a via Scarpa con una buona situazione di esami. In estate andai in vacanza per dieci giorni da solo (per la prima volta) a Cecina, Volterra e Firenze. Volevo vedere i luoghi di Cassola. A Cecina incontrai Adriano, il mio amico pittore, che mi aveva "istoriato" la cantina dove suonavo. Io e Lucio facevamo parte della "pop scene" della Cecchignola con Zini, Tommy, i Basciani, Diego, Giacomo, ...

Come sempre, passai il resto dell’estate ad Agugliano, il paese dei miei vicino ad Ancona.
A novembre iniziai a frequentare il triennio a S. Pietro in Vincoli. Quell’anno la facoltà fu quasi sempre occupata. Un professore, durante una lezione di Fisica Tecnica, disse che la tecnologia alimentare (i surgelati, ecc...) avrebbero risolto il problema della fame nel mondo. Io presi appunti e li portai ad un tipo del collettivo. Fui piuttosto soddisfatto della campagna a colpi di ta-tze-bao contro la mistificazione capitalista che ne seguì.
A novembre, Lucio si iscrisse a Scienze Politiche.
Il rapporto con le ragazze era sempre tormentato ed intellettuale ma non mi prendevo del tutto sul serio.
 

Ulivi
1971

Hai mai visto ulivi d’estate
brillare al sole quando il vento li muove
Vorrei esser vento per te
far brillare al sole il tuo albero interiore

Ma come fare, come fare non so
non sono che un suonatore
che scriverà canzoni / che non sentirai mai
Sono un povero cane / non so più come fare
 
Ma...
Hai mai visto ulivi d’estate ...

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1972
Presi a frequentare il collettivo di elettronica che era capeggiato da Carlo, un cattolico di sinistra, alla Raniero La Valle, per intenderci. Le riunioni erano di un intellettualismo e di una noia mortali. Ricordavano da vicino le riunioni parrocchiali alle quali non partecipavo più da qualche anno. Lui però, gli esami li dava, ora è un boss dell’informatica e ha un posto di prestigio. Io invece ero sempre più confuso, disorientato e in crisi esistenziale e depressiva. Fra il maggio del ‘72 e il dicembre del ’73 diedi solo un esame semestrale, il minimo per non partire militare.
Con Lucio ci eravamo abbonati a COM Nuovi Tempi. Dom Franzoni, che a S. Paolo, ai tempi dell’Istituto Tecnico, veniva a dire Messa per il Precetto Pasquale, era un punto di riferimento, una crisi esemplare.

Lucio conobbe allora alcuni dei compagni di avventura degli anni seguenti e in particolare Saverio e Roberto detto Papero. Con Saverio organizzammo una vendita militante di COM a Scienze Politiche.
Nella primavera del ’72 Lucio e gli altri frequentarono il seminario sul marxismo tenuto da Rocco. Una volta andai anch’io perché toccava a Lucio fare una relazione.
Alle elezioni politiche votai MPL.
D’estate andai a Londra con David, un professore inglese conosciuto per caso. Saverio lavorava in una pasticceria e Lucio andò in giro in moto con il suo amico Mauro.

Non mi dire resta
fra settembre e novembre 1972

Non mi dire resta / Non mi dire basta
Non conosco fine / Non conosco sosta
Non esiste porto / Non esiste pace
che sia sulla terra più di un sogno sottile

Chi sarà quel forte / chi sarà quel forte
Che costruirà un porto / un porto sereno nel cuore
Chi sarà il vigliacco / Chi sarà il vigliacco
Che riuscirà ad immergersi / completamente
completamente / nella merda borghese

IO non sono né l’uno né l’altro
IO non sono né l’uno né l’altro
Io vivo sempre in sospensione
Io vivo sempre in sospensione

(ripete)

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1973 gennaio - aprile
Lucio iniziò a partecipare ai raggi che si tenevano a S. Lorenzo fuori le mura il sabato pomeriggio. Mi ricordo precisamente quando prendeva l’autobus e andava via e io restavo solo sui gradini bianchi del palazzo vicino alla fermata, in pieno esaurimento.
Suonavo la chitarra forse 6 o 7 ore al giorno e mi lasciavo andare sempre più.
Il passare del tempo e la convinzione che non se ne uscirà più sono lo sfondo di questa canzone.

Un pensiero sul tempo
27 marzo 1973

Pensieri consumati giorno dopo giorno
Giusto ieri mi son detto ...
Lascia che il tempo / scivoli su te
e lavi via le tue / delusioni
Lascia che il tempo / porti via con se
tutte le tue angosce / e frustrazioni
Ma non è facile / non è proprio così
E soprattutto non è indolore
Il tempo spesso / non scivola ma scava
Il tempo spesso / amputa non lava
E in ogni modo, in ogni modo, in ogni modo
Inevitabilmente il tempo poi lo sai, ti ucciderà

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1973 aprile - giugno
Poi cominciai a conoscere meglio alcuni dei nuovi amici di Lucio e in particolare Paola Sbrana, Patrizia e Carla che venivano a trovarlo a casa. Che ragazze simpatiche!
Lucio allora mi invitò al ritiro di Pasqua (Settimana Santa) degli universitari del CLU a Rimini e ci andai anche per la simpatia di quelle ragazze.
E questo cambiò la mia vita. Era il 17 aprile.


A Rimini conobbi molte persone, cioè una quarantina, che erano tutto il movimento a Roma all’epoca, oltre GS. Il 18 aprile Lorenzo mi diede il suo quaderno di appunti e mi impose di meditare la lezione del mattino.
Lo stesso giorno, conobbi anche don Giacomo e mi confessai.
La vita che cambia non è un’altra vita, è la tua vita che si trasforma. Le prime canzoni dopo Rimini sono : "Guariscimi giusto in tempo", "La pace è un dono", "Cantar la pace di chi ti ama". Non era uno scherzo, era la pace dopo il tormento, una strada verso la guarigione, una salvezza concreta.
Una bellissima canzone dei Beatles (She is leaving home), che racconta di una ragazza che scappa di casa, contiene un verso che ricordavo spesso : "something inside that was always denied" vale a dire "qualcosa dentro di sempre negato". Ecco ora avevo un ipotesi di cosa fosse.

Nota : Il 22 maggio registrai un nastro a casa di Mauro. Un altro segno di un momento di passaggio. Sentivo il bisogno di fermare il passato nel momento del cambiamento.
 
Una sola speranza
1 Giugno 1973

Qualcuno ha chiamato e ti sei voltato
ma alle tue spalle c’è il vuoto assoluto
davanti a te nessuna speranza
dentro di te chi ha chiamato ?
Qualcosa dentro di sempre negato
Cos’è che dentro di te ha urlato
Qualcosa dentro di sempre ignorato
Cos’è che dentro ti ha spezzato ?
Forse la voce di quello che sa
Forse la voce di chi potrà
Forse la voce di quello che è
Forse la voce di chi ti amerà

Amico tu hai una sola speranza (rip.)
E’ quella voce che è dentro di te

 
1973 luglio agosto
Un’estate piena di avvenimenti. Io pianificavo da tempo un viaggio al sud, e invece Giacomo spedì Lucio con Saverio a Nova Siri e me a Vitorchiano alla "colonia" per i bambini di Tor Marancio. La canzone che riporto ne spiega la fatica e la bellezza.
All’inizio di agosto ci fu la vacanza a Limone Piemonte. Fra le altre cose scoprii la montagna. Don Donato mi insegnò a camminare in montagna. Suonavo sempre la chitarra, senza tregua.
Dopo ferragosto eravamo tutti nelle marche Saverio, Papero, Lilia.

Colonia
30 luglio 1973

E mentre sento ancora la stanchezza
ringrazio Dio di aver goduto la bellezza
di quel che bello al mondo si può dire
50 figli per due settimane
100 occhi allegri
e la mia debolezza
che mi ha mostrato quanto è grande il mio Signore
 

1973 settembre
Un’esperienza veramente umana è una esperienza drammatica. Si incontra la vita e la si tradisce. E’ impossibile non tradire, è una grazia pentirsi e piangere.

Tutte le persone
10 settembre 1973

Tutte le persone che ho deluso nella vita
me le ritrovo accanto ogni tanto, ogni tanto
Dicono : "Non t’avessi mai incontrato, mai incontrato
Dicono : "Non t’avessi mai incontrato, mai incontrato
Tutte le persone che ho lasciato alle mie spalle
me le ritrovo accanto ogni tanto, ogni tanto
Dicono : "Non t’avessi mai incontrato, mai incontrato
Dicono : "Non t’avessi mai incontrato, mai incontrato
Signore come potrò portare questo peso, peso grande
che mi ritrovo addosso ogni momento, ogni momento
Certo, io lo so, la Tua misericordia è grande
ma so anche che questo è un dolore da portar
Certo, io lo so, la Tua misericordia è grande
ma so anche che questo è un dolore da portar

 

1973 ottobre (due canzoni)
A ottobre Giacomo convocò la prima diaconia del CLU di Roma. Io la chiamerei la diaconia della Grazia perché non c’erano alternative ; in molte facoltà c’era una sola persona disponibile.
Ricordo tutti quei volti e quei nomi e in particolare Stefano Pagliuca e le ragazze Paola, Anna e Raffaella. Volti mai visti prima, che valeva la pena restare a guardare. Ninetta è stata scritta pensando a loro e a loro è dedicata.

 
Ninetta
19 ottobre 1973

Affaccete Nine’ te vojo vede
già la luna s’è niscosta
nun po’ sta’ appetto a te
Ninetta, Ninetta, Nine’
Sto in fonno ar vicoletto e sono piano
tu sola poi capì
che canto a te, solo pe’ te
Ninetta, Ninetta, Nine’
L’amichi l’ho lassati all’osteria
stasera basta solo resta’ qua
a guarda’ a te
Ninetta, Ninetta, Nine’

La seconda canzone, scritta tre giorni dopo, è molto diversa anche se usa uno stesso passaggio armonico. Fa parte delle numerose canzoni scritte sull’emozione di un fatto accaduto, di una notizia ascoltata alla radio o letta sul giornale.
Mi ricorda il clima di quegli anni e in particolare la manifestazione "antiamericana" al cinema del Quarticcolo dove campeggiava lo slogan "a noi non è dato di vincere ma di opporre resistenza"

Voi che vi giocate
22 ottobre 1973

Voi che vi giocate / in un tresette colossale
gli eserciti del mondo / le vite umane
Scoprirete mai la carta che vi dirà basta!?
Voi che muovete le nazioni / come in una grande dama
riuscirete sempre / a cambiare la pedina
che vi si rivolta contro e dice basta!?
La nostra speranza / non sarà mai riposta
in questo pazzo gioco / nella logica del mondo
abbiamo una speranza che non è dal mondo
ma è per il mondo
Perciò stasera Ti prego Signor!
Fa che tutti quanti / conoscano il tuo nome
e sulla carte le figure / gettino le spade
confondi i crudeli giocatori
di loro basta!

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1974 gennaio - giugno (tre canzoni)
La partecipazione attiva alla vita della comunità mi fece incontrare un certo numero di persone a me affini e cioè con "tendenze artistiche". Si chiamavano Bruno Cantarini, Rocco Auciello, Piero Allevato e altri. Il quaderno delle canzoni riporta vari tentativi di mettere in musica i testi scritti da questi cari amici. Ecco, appunto, al di là del fervore artistico c’era l’intesa e l’amicizia di persone totalmente dentro l’atmosfera di quegli anni e decisamente presi da qualcosa di altro (vedi documenti 1974)
Ovviamente scrivevo anch’io di tutto: musica su salmi (Date inni a Dio, Gli Idoli, Cantico di Simeone), canzoni che prendevano spunto da fatti di cronaca (Vecchi) e dalla amicizie di quel periodo: Luisa (Aria), Paola Sbrana (Buon Compleanno Paoletta)
La musica per il Cantico di Simeone fu scritta a Nemi durante gli esercizi del CLU di febbraio ’74 che Giacomo concluse dicendo : "C’è una città laggiù che ci aspetta, andiamo a fare la rivoluzione!". Si era quasi in campagna per il divorzio, ma non mi sembra di ricordare particolari impatti sulla vita delle persone. Tranne che non capivo perché votare si, ma non me ne importava più nulla.
 

La ruota
22 marzo 1974

Gira e rigira la ruota e va
porta e riporta un amor che non ha
gira e rigira la ruota e va

Mischia e rimischia le solite carte
i punti a tresette son sempre gli stessi
undici vecchi punti gli stessi

Si spacca la terra e frutto non da
siedi sull’aia e aspetti chissà
forse fra poco la pioggia cadrà

La vela nel porto è ferma da sempre
siedi sul molo e aspetti chissà
forse fra poco il vento si alzerà

Mi stavo dannando a pensar queste cose
quand’ecco ho incontrato la gente che vive
quand’ho incontrato la comunità

Esulta fratello l’amore c’è già
Cristo amore per tutti è già
venuto a noi e ritornerà

 

Vecchi
17 maggio 1974

Ti ricordi Maria, il grano d’estate
ti ricordi Maria, la trebbia sul ’aia
ti ricordi Maria, la festa col vino
ti ho conosciuta Maria in un giorno così.

Ti ricordi Maria ,la vita in paese
ti ricordi Maria ,la festa del Santo
ti ricordi Maria ,il ballo in piazza,
ti ricordi Maria, quando t’ho sposata.

Ti ricordi Maria, la miseria e la guerra
non hanno spezzato la nostra unità
ti ricordi Maria, siam venuti in città
per un po’ più di soldi per far studiare i figli.

Ti ricordi Maria , siam rimasti da soli
ti ricordi Maria siamo stati sempre più soli
ti ricordi Maria di quando vivevi ...Maria...Maria...Maria....Maria

A Roma cadono vecchi disperati
dagli ultimi piani delle case
vecchi disperati, vecchi sradicati.

La gente a Roma è senza radici
la gente a Roma è senza una terra
e sembra che non se ne accorga più...

 

Buon compleanno Paoletta
4 giugno 1974

Amica cara questa mia canzone
non sta nascendo da un illusione
da un sentimento falso o da fatica
ma sta nascendo dalla nostra vita

Buon compleanno Paoletta
buon compleanno Paoletta

Il dono bello non è una canzone
una camicia a scacchi o un biglietto
cose che scivolano tra le dita
il dono bello è la nostra vita

Buon compleanno Paoletta
buon compleanno Paoletta.

 

1974 - luglio - agosto
Quelle vacanze estive furono le più belle e impreviste di tutta la mia vita. Giacomo aveva deciso di organizzarle ai Piani di Bobbio (Val Sassina) a 1700 metri. Una parte delle persone, sarebbero andate nei rifugi e un’altra parte in un albergo abbandonato. Io feci parte della spedizione che andò a riparare l’albergo insieme a Pagliuca, Papero, Paola Sbrana, Paolo e Aurora, e Rocco Auciello. Riparammo i letti, l’acqua, le porte,... Con Paolo costruimmo una ringhiera (vedi foto) e un bagno all’aperto. Rocco, fedele al suo ruolo di artista, passava lunghe ore a "recuperare" la fatica dormendo. Così un pomeriggio, con Paolo e Aurora, scrivemmo questa canzone per prenderlo in giro, ma con tanto affetto.

Dormi Rocco Auciello
luglio - agosto 1974

Dormi Rocco Auciello, dormi un po’
ninna nanna, ninna-o (2volte all’inizio ;1 volta fra le strofe)

Sogno numero 1001, questa ninna te la canta Bruno
Sogno numero 1002, con tutte le (ex) donne tue
Sogno numero 1003, dormi così bene che sembri un Re
Sogno numero 1004, Rocco dev’essere un po’ matto
Sogno numero 1005, scrivi poesie in tutte le lingue
Sogno numero 1006, tu non sai quello che sei
Sogno numero 1007, non sognarti troppe tette
Sogno numero 1008, la tua donna fa fagotto
Sogno numero 1009, col cuscino fai le prove
Sogno numero 1010, dal Pequeno siamo tutti scesi.

Le vacanze con tutti, dopo una avventura all’arrivo, furono esilaranti: passeggiate, canti e soprattutto scenette, canzoni comiche inventate con Bruno Cantarini, Gianni Gianninoto, Vitalone e gli altri.

 
1974 ottobre dicembre (tre canzoni)
Ancora una evidenza della drammaticità inestirpabile dalla vita cristiana. Non solo il tradimento, ma anche altre esperienze: persone che lasciavano la comunità, la debolezza della condizione umana, la paura di perdere quello che si è trovato.
Sandro aveva fatto l’esperienza di GS e al CLU non si era trovato bene. Io certo non lo aiutai, eravamo molto diversi, ma quando decise di lasciare, feci lo stranissimo sogno che la canzone descrive.
 

Sandro Angeletti
28 ottobre 1974

Stanotte ho sognato e nel sogno ho veduto
Sandro Angeletti
con le lenti così scure che non potevo vedere i suoi occhi

La bocca rideva ma sotto le lenti
gli occhi piangevano certo
io non potevo vederli ma gli occhi piangevano certo

nei sogni spesso capita così
ti svegli e hai la certezza
che quello che hai visto ha un senso che va oltre la sua immediatezza

La mano di Dio certo prende chi vuole
e chi vuole lascia
la mano che mi ha preso mi stringa sempre, sempre più forte.

 

Due piccoli buchi rosa
1 novembre 1974

Due piccoli buchi rosa
in una nuvola nera
scialbo riflesso
del sole sta sera

Come due amanti
si sono uniti stasera
ed ora a luce è più forte
nella nuvola nera

Ma due piccoli buchi rosa
in una nuvola nera
restano sempre scialbo riflesso
del sole stasera

E dopo due minuti
è completamente sera.

 

Mia madre parlava di te
dicembre 1974
 

Mia madre parlava di te
e il pesce giocava con le conchiglie
del mare che sta dall’altra parte

Dall’altra parte di me
c’è un uomo vecchio che sogna un amore grande
costruito da sé 

Signore vieni presto da me
da solo tornerò di nuovo matto
se non vieni da me

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1975 - gennaio
L’unico commento per questa canzone è: "la quiete prima della tempesta". Ma anche una ripresa dopo un periodo un po’ malinconico.
 
Insegnami
Gennaio 1975

Insegnami a cantare solo Te, mio Signore
ed io sarò scolaro attento ad ogni tua nuova lezione
e non commetterò l’errore
di dire : "Come sono bravo! Oggi ho imparato tutto!"

 
1975 - febbraio
Arrivò l’epoca delle prime elezioni universitarie, i famosi "parlamentini". Noi presentavamo una lista cattolica alternativa alla DC. La notte fra il 2 e il 3 febbraio stavamo affiggendo manifesti ridicolmente poveri e fummo assaliti da una squadra di picchiatori neofascisti. Vidi la scena dalla macchina di Amedeo che si allontanava. Lucio e Gianni venivano massacrati a colpi di mazza da baseball, coltelli e martelli. Anche la nostra macchina fu "martellata" ma senza danni per le persone. Lucio fu in grave pericolo. Passo qualche mese in vari ospedali, subì almeno tre operazioni : all’addome, alle braccia e ad una mano.

Sentii l’impulso di scrivere la "Storia di una donna" come racconto della nostra storia.
Io fui eletto ad ingegneria.
Un giorno, mentre la suonavo in un appartamento di fuori sede, Claudio la registrò e portò il nastro nella sua città, Giulianova. Lì iniziarono a suonarla, anche in chiesa, e a chiamarla "La Samaritana". In realtà la storia è diversa, e io non l'ho mai chiamata così. Cominciai ad essere conosciuto come autore di canzoni.


Storia di una donna
detta
La Samaritana
febbraio 1975

Un giorno una donna parlò con un Re / gli disse :"Maestà, ascoltate un po’ me,
dei tanti castelli che avete per voi / potete donarne uno solo per noi
guardate gli stracci che coprono me / e le piaghe dei poveri vergogna dei re

Il Re a sentir questa colore cambiò / da rosa che era in nero mutò
"Portate altrove le vostre canzoni / cantate altrove le vostre illusioni
la forza del regno contro il nemico / salva i poveri da un duro castigo

Ma i castelli e le torri son per i soldati / non per dare rifugio a quattro sbandati"

Le guardie portaron la donna di fuori / mentre lei si diceva : "Che cosa speravi
vorrei veder lui abitar nelle fogne / le cose che ha detto son tutte menzogne
Il povero non sarà mai salvato / da un Re dai baroni o dallo Stato

La donna riprese il suo cammino duro / in continua ricerca di qualcosa di vero
e un giorno incontrò in una casa di sassi / un saggio che aveva i capelli rossi
le disse : "Il povero avrà la forza / se unito con gli altri scenderà in piazza

Spazzerà via il tiranno e con le sue mani / costruirà un mondo migliore...domani !"

I poveri, la donna, il saggio e un barone / fecero insieme la rivoluzione
ma il mondo migliore promesso dal saggio / rimase per tutti e per sempre un miraggio
il saggio perì della spada del barone / che dei poveri fu il nuovo padrone

La donna / il desiderio di verità
non lo lasciò sulle piazze / ma lo ricacciò nel fondo del cuore
finì la forza di andare a cercare / e senza più un soldo / vendette il suo corpo ...

Lei aspettava i clienti / seduta vicino al pozzo su quella strada fuori di città
ed un giorno venne / a dissetarsi un uomo / la vide e le chiese : "Hai sete ?"

Lei rimase sorpresa / e con dolore rispose :
"Ho girato il mondo ed ho bevuto ad ogni coppa / ma ogni volta è rimasta amara la bocca !"
"Ho girato il mondo ed ho tentato ogni lotta / ma ogni volta è rimasta amara la bocca !"

Lui le vide negli occhi / il desiderio di vita / e con un sorriso le parlò :
L’acqua che ti darò / è per la vita vera / e chi ne beve più non morirà
lascia il tuo mestiere / lascia la tua tristezza / cingiti la veste e segui me !"

La donna lo seguì / ed è lei che ho incontrato
ed è lei che mi ha annunciato così :
"Il cibo che Lui da / è per la vita vera / e chi ne mangia più non morirà
"Il cibo che Lui da / è per la vita vera / è il Suo Corpo per la vita del mondo !"

 

 
1975 - dicembre
Il ’75 e il ’76 furono anni di mobilitazione elettorale : le regionali del ’75, le politiche e soprattutto le comunali del ’76 quando prendemmo circa 40.000 voti per i nostri candidati.

 Mi ricordo ancora la mia scheda personale con i 75 voti trovati. Non vi racconto le vacanze estive del ’75, in albergo a sorbirci lezioni di cultura cattolica! Terribili, anche se per me non distruttive.
Dal febbraio ’75 all’ottobre ’76 scrissi pochissime canzoni ma all’unica da notare sono molto legato: la canzone sul 30.
Questa canzone è collegata alla pratica della lettura di testi consigliati, detta anche scuola di comunità. A quel tempo si usavano dei libretti bianchi che contenevano tanti brani, fra cui testi di uno sconosciuto Wojtyla. La mia personale lettura avveniva prevalentemente sfruttando i viaggi in autobus e tram da via della Magliana, dove eravamo andati ad abitare, fino alla sede di via Carlo Emanuele I dove si tenevano numerose diaconie, anche la domenica!


La canzone racconta di uno stupore, ma non vorrei spiegarla oltre.
Qui il guardare è visto nel senso negativo del rimanere fuori di una storia buona.

Canzone sul 30
o
Domenica pomeriggio
1 dicembre 1975

Domenica pomeriggio, sei mai stato sul 30 ?
La gente che ci sale è diversa !

Salgon su due tardone, fan confusione,
sono state da un’amica a mangiare ;
e hanno affogato nel bere il dispiacere
per essere state prese per il sedere

Salgon su due diciottenni, con le sigarette in mano
i jeans ancora nuovi e attillati ;
stanno andando al centro per rimorchiare
ma anche oggi resteranno a guardare

Sale su una ragazza, vestita bene,
certo sta andando a ballare
ma è proprio bruttina, la ragazzina,
e certamente resterà a guardare

Sale su un vecchio, malandato,
si siede e s’è già addormentato ;
dorme e non pensa che nella vita
è rimasto sempre a guardare ;
spettatore di una storia che è la sua stessa storia
di cui però non sa il significato.

Che Lui anche di questo sia il senso più profondo... chi l’avrebbe mai pensato...
 

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1976 - ottobre (due canzoni)
Ad ottobre riprendo la chitarra in mano con la testa piena di un approccio intellettuale alla vita e mi accorgo che ho come un pregiudizio culturale anche nei confronti delle canzonette. Insomma dovrei fare delle canzoni in un certo modo, recuperando una identità culturale, ...e quindi un grido sorge spontaneo : "ma che ce posso fa’ se so’ un tipo americano?!"
Subito dopo, se non ricordo male, andiamo all’incontro nazionale responsabili CLU a Rimini. E lì, senza neanche accorgercene immediatamente, il discorso di Giussani della Presenza contro l’utopia ci cambia un’altra volta la vita.
Scrivo una canzone con la parola Presenza.

(nel ’77 scrissi quell’articoletto chiamato "Il sogno, l’utopia e la vita vera "pubblicato su Litterae ).
 

Ma che c’è posso fa, se so un tipo americano
3 ottobre 1976

Ma che c’è posso fa, se so un tipo americano

Me ricordo, quann’ero ragazzino
mi madre parlava marchigiano
gli amici parlavano romano
il prete parlava veneziano
ma io de tutti quanti me scocciavo

Aprivo la radio e ascoltavo BOB DYLAN
che cantava americano...

Mo che ce posso fa' se so' un tipo americano.

Adesso, quando prendo la chitarra
me faccio un discorso serio :
"Bruno, mo tu sei cristiano,
devi canta' come un popolano."

Ma che c’è posso fa' se so' un tipo americano
ma che c’è posso fa' si m’hanno colonizzato.

 
Presenza, solo Presenza
Che canzoni canterò
10-12 ottobre 1976

Che canzoni canterò
se il cuore triste ho
Che canzoni canterò
se il cuore non ho

Se pretendo affetto e amore
senza mai voler rischiare
tutta quanta la mia vita
per il Regno del Signore

Che canzoni canterò
se il cuore triste ho
Che canzoni canterò
se il cuore non ho

Se mi stanco a costruire
sulla sabbia del mio vuoto
e non amo la Presenza
che da sola può riempire

Che canzoni canterò
se il cuore triste ho
Che canzoni canterò
se il cuore non ho

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1977 prima metà (due canzoni)
All’inizio fu una ripresa di spinta missionaria e in particolare un intenso dialogo con i compagni.

Fu l'anno della "Lettera aperta ai Compagni" (vedi documenti 1977).

Le due canzoni che seguono sono in pieno in quel clima.
La prima, appunto, è come voler dire ai compagni, potete essere di sinistra ed avere un cuore che batte solo per il potere.

La seconda, più bella come canzone, era dedicata a Bruno Dattilo un amico cattolico di sinistra incontrato sulla gradinata della facoltà. Lui parlava tanto e io gli potevo offrire solo la mia capacità di ascoltarlo, comunque, e il fascino della Primavera.

 

 

Era nato figlio d’operai
8 febbraio 1977

Era nato figlio d’operai
ma crebbe con un cuore da re
non smise mai l’abito del povero
e ne il desiderio del re

La madre raccontava delle favole
di villani che sposavano regine
lui l’ascolto e il suo sogno diventò
prendere un trono da re

Il padre gli diceva sarai forte
se unito col popolo sarai
lui l’ascoltò ma la forza usò
per prendere un trono da re
 
E questo è il trucco più ignobile
mostrare la faccia da Messia
cercando il potere tuttavia
per prendere un trono da re.

Per Bruno Dattilo
Ma la primavera verrà
1 marzo 1977

Tu le parole le sai condirle in cento salse
ma hanno valore soltanto nel vuoto di stanze

Dove la gente ha perso il senso del vero
dove la gente ormai ha perso il senso de cielo

Ma la primavera verrà
e le parole chi le ascolterà ?

La primavera verrà
e le parole chi le ascolterà ?
 
 
1977 - settembre - novembre (due canzoni)

Del ’77 ricordo soprattutto la vacanza responsabili a Canazei e la conoscenza di tanti amici di Milano. Fortissimi, vivi, "exciting".



E lo scherzo di Gianninoto a Canazei ? Si era tornati a ridere.

Ovviamente qualcuno mi aveva colpito più di altri (Valzerino)

Valzerino
Ottobre 1977

E chi sa che aria avrà avuto
quel valzer ballato con te
in un sogno di prima mattina
quando l’alba mi svegliò

Mi svegliò che ancora ridevo
ero allegro, contento perché
in quel sogno di prima mattina
avevo ballato con te
 
La canzone sul fiore fu scritta quando Ombretta andò via dalla comunità. 

Il Fiore
23 novembre 1977
 
Triste è vedere un fiore
che appena nato già
lotta con la morte, per siccità
 
Come potrà quel fiore
vivere se non può
correre fino al fiume, dove l’acqua c’è

Gentile giardiniere
tu che sei buono e puoi
prendere acqua al fiume, portala fino a lui

Così il tuo dolce fiore
rivivere potrà
e dei suoi bei colori, il tuo campo vestirà.

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 Da dicembre 1977 a febbraio 1978
Come dicevo, dopo il ’76 la prima spinta fu missionaria la seconda più culturale, ma senza contrapposizione. Nel dicembre ’77 facemmo uscire a Roma il primo numero del Volantone

 La redazione del Volantone era composta da Marina, Gianninoto e da me. Era un foglio che si distribuiva con vendita militante a 100 lire. Non so se valga la pena rileggerlo, probabilmente è pieno di ingenuità. Ma i dilettanti articolisti del tempo sono ora giornalisti del TG1, TG2, Corriere della Sera, professori universitari, politici. Un successo come palestra, diciamo. Le pubblicazioni andarono avanti fino a febbraio ’79 abbastanza regolarmente (con una coda fra marzo e maggio 1981).

Poi incominciarono a fare sul serio con (maggio 1978-1993) , ma io ero ormai un quasi ingegnere.

 

La canzone degli anellini rende benissimo il clima di quel momento, pieno di un desiderio di capacità di guardare il mondo reale e di sfidarlo con un giudizio.
Anche Il Veliero è sull’onda di un desiderio di vivere una grande avventura fino in fondo.

L’ultima frase de Il Veliero è una citazione da "L’Avventura Cristiana " di E. Mounier

 
Ma la vita non è un sentimento
12 dicembre 1977

Vanno insieme ad un film o ad un concerto
e si sentono più vivi adesso
ma la vita non è un sentimento
ma la vita non è un sentimento
 
Lei s’è messa mille anellini
e si sente più viva adesso
lui s’è fatto una macchina nuova
e si sente più vivo adesso
 
Lui la guarda ma già pensa ad un’altra
mentre gioca con i suoi ciondoletti
lei ha capito ma le piace cullarsi
in un sottile turbamento

E anche se sarà l’ultima volta
a letto insieme ci vanno lo stesso
ma la vita non è un sentimento
ma la vita non è un sentimento

E poi vivono l’inutile dramma
di lasciarsi, oh che tormento !
Ma il passato li lascia in fretta
e ricomincia l’inutile gioco

Di cercare qualcuno, qualcosa
per sentirsi più vivi adesso
ma la vita non è un sentimento
ma la vita non è un sentimento

 

Il Veliero
18 gennaio 1978
 
Padre ormai siamo rimasti da soli
su questa nave in un porto del Sud
Il mozzo è fuggito inseguendo una sirena
il nocchiero ha trovato il tesoro che cercava
E tutto l’equipaggio l’ha seguito contento
e ora passa il suo tempo bevendo e cantando
Padre, orma siamo soli io e te.

Figlio, lo sai come va il mondo
e che l’avventura a pochi piace fino in fondo
Il mozzo avrà ormai raggiunto la sirena
e il nocchiero ubriaco ora non sente la sua pena
Ma l’alba di domani li troverà delusi per la notte
e li vedrà riprendere il viaggio insieme con noi

E allora diremo al mozzo ed al nocchiero :
"Ognuno ha il suo posto sul nostro veliero.
Metti la vela grande all’albero di maestra
e salpa verso la stella più lontana che c’è
più lontana e splendente, lontana e splendente che c’è"
 

 

1978 febbraio - ottobre
Il 15 febbraio partii militare. Feci il CAR ad Orvieto e tornai subito a Roma. Continuai così a vivere le amicizie di sempre e in parte a frequentare l’università.
"Sur muro" si riferisce ad un fatto reale. Qualcuno aveva scritto sulla colonna bianca della porta di ingresso del triennio la frase "Vivere ma per chi" e sotto avevano aggiunto "Fatte li c... tua".

Vissi in quei mesi una bella e casta storia sentimentale.

In quell’anno andai molto in giro a fare piccoli concerti, in particolare per G.S., ma anche per il CLU alle vacanze di Montefiascone. Il concerto più memorabile e ben preparato fu quello del 17 dicembre al teatro La Scaletta (a via del Caravita) dove suonai con i bravissimi Massimo Aureli e Mimmo Ascione. Renato Pizzini faceva i cori. Marcello fece una registrazione integrale (vedi Registrazione Scaletta. Vedi anche documenti 1978)
Quando suonai a Torre Spaccata, il 16 dicembre 1978, l’organizzatore del concerto fu Mariano Romiti, il poliziotto del movimento ucciso dalle BR, esattamente un anno dopo, proprio nel suo quartiere. Come sappiamo, quelli erano gli anni di piombo, ma piuttosto che citare i soliti nomi di cui tanto si parla, mi piace ricordare Mariano e il suo quartiere dove crebbero tanti brigatisti e dove lui fu testimone fedele, come molti altri, ma fino in fondo.
 

Sur muro
20 luglio 1978 - giovedì

Ner cielo sta la luna
Risplenne e se ne va
dall’altra parte er sole
fa capoccella già

Er tempo passa in fretta
l’amore se ne va
la vita sembra nun da retta
a chi la vole ama’

Sur muro c’hanno scritto
vivere ma pe’ cchi
cor pennarello rosso
vivere ma pe’cchi

Fatte li fatti tua
cor pennarello blu
un artro j’ha risposto
che j’arisponni tu ?
...
che j’arisponni tu ?

 
Chiesa Valmalenco
Nostalgia dell’usignolo
2 settembre 1978

Mio dolce usignolo che canti al mattino
Mio dolce usignolo che canti vicino
Vola pure se lo vuoi
fuggi pure se non vuoi stare con me

Ma se è il mio cuore che canti al mattino
ma se è il mio tetto che cerchi piccino
Vola pure se lo vuoi
vola pure finché puoi, a casa tornerai

 

Successiva nota sulla prima stesura (con altra musica)

Oh che nostalgia dell’usignolo
oh, che nostalgia di te
donna, tu m’hai preso in volo
ed ora so cantar solo te

Signore, potrai mai perdonare
uno sciocco come me
eppure con l’ombra di quel volo
tu tracci una linea per me
tu tracci il tuo disegno su me

 

Chi verrà dal nord
24 ottobre 1978

Chi verrà dal nord
a parlarmi di te ?
Del tuo volto che
io conosco a memoria .

Non mi stancherò
di sentirlo parlar
del tuo volto che
io conosco a memoria

Lui descriverà le tue ciglia lunghe
e la profondità dei tuoi occhi neri
e mi confesserà che non si può guardare
la luce del tuo volto senza innamorarsi un po’.

Lui descriverà un sorriso triste
che però anche sa essere così dolce
e poi confesserà che non si può guardare
la luce del tuo volto senza innamorarsi un po’.
 

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1979 gennaio - febbraio
Durante gli ultimi mesi del servizio militare, che si concluse a febbraio del ’79, feci amicizia con due compagni di disavventura, Umberto e Marco che resero simpatica la vita militare. Umberto, giovane operaio, era l’allegria in persona e forse la vera anima del trio. Marco, intellettuale di sinistra, scrittore, stava lavorando ad un "bestiario" e mi aveva fatto leggere un pezzo sui rospi.
 

Per Marco Papa
L’uomo dei rospi
gennaio 1979

Anche se l’uomo che vive coi rospi
non lo vuole sapere
abbiamo voglia di vivere
e nostalgia di amare
chi non possiamo vedere
ma possiamo incontrare
da migliaia di anni
nei volti in cui si riflette la stella
la stella più bella che c’è
la stella più bella che c’è
 

E questo è tutto per la tristezza
che non vuole vivere di se stessa
E questo è tutto per la traccia
che non vuole giocare sull’acqua

 

1979 marzo - maggio
Il primo marzo mi fidanzai con Grazia, la mia amata moglie che ho sposato il 23 maggio del 1982.
 

La prima canzone sancisce un nuovo inizio (che non viene da noi).

La vita non è da noi
5 marzo 1979

Come il vento non puoi
fermarlo ma soffierà
per sempre a valle e via

Così la vita non puoi
fermarla perché
la vita non è da noi

La vita non è da noi

Come l’acqua non puoi
fermarla ma scorrerà
per sempre a valle e via

Così la vita non puoi
fermarla perché
la vita non è da noi

La vita non è da noi

Certo un bimbo non sa
spiegarsi la verità
su come sia nato alla vita, non sa

Ma guardando la madre
si accorgerà
di essere da lei e l’amerà

La vita non è da noi
 
 
Grazia abitava molto lontano e io mi muovevo quasi esclusivamente in autobus. Come sempre, il 156 non passava mai, era una bella sera di maggio, la luna appariva e scompariva dietro le nuvole. Così nacque "MOON", non saprei dire perché, in inglese.

MOON
4 maggio 1979

Now very, very slowly
MOON is showing us her face
(she does it tenderly)

And we, what can we do ?
And we, what can we say ?
And we, we’re only able to see...

We are the luckiest of the world, my friend
we can see the Moon and understand

Now very, very slowly
MOON is showing us her face
(she does it tenderly)

 
traduzione :

LUNA

Ora molto, molto lentamente
LUNA ci sta mostrando il suo volto
(lo fa teneramente)

E noi, cosa possiamo fare ?
E noi, cosa possiamo dire ?
E noi, noi siamo solo capaci di guardare...

Noi siamo i più fortunati del mondo, amica mia
Noi possiamo vedere la Luna e capire

Ora molto, molto lentamente
LUNA ci sta mostrando il suo volto
(lo fa teneramente)

 

1979 maggio - giugno - 1980
Dall’estate del ’79 iniziai a lavorare alla tesi.

Nel mentre ero occupato part-time all’Istituto Italo - Cinese a via Uffici del Vicario. Traducevo articoli scientifici e compilai una ricerca sulla tecnologia in Cina.

Diedi cinque esami in pochi mesi e mi laureai il 18 luglio 1980. In autunno insegnai per un po', e infine, a novembre ’80, iniziai a lavorare presso una software house. Lavorando per la tesi avevo scoperto che mi piaceva programmare (vedi "il mio lavoro")

Credo di aver smesso di fare canzoni in pratica quando ho iniziato a lavorare. Le canzoni venivano bene a casa, nelle pause, anche lunghe, dello studio.

 

Nel 1981 scrissi il mio ultimo articolo sul Volantone. Parlava del finire della speranza degli anni '60 e '70 e della fine di un certo modo di fare il cantautore.

Nel '79 nella musica che seguivo accaddero due fatti sconcertanti, due conversioni: Bob Dylan si dichiarò "rinato" e iniziò a scrivere "canzoni cristiane" e Cat Stevens diventò mussulmano. Gli autori che ascoltavo di più, sentendo il momento particolare, fecero una scelta religiosa, particolare, discutibile ma indubbiamente "profetica". Questo articolo del Volantone mi sembra che valga la pena proporvelo.

 

 

Gioia e tristezza e’ quasi un testamento musicale. 

 

Gioia e Tristezza
16 - 19 maggio 1979

Gioia e Tristezza
ballarono un dì
un valzer lento
che suona così...

E, si sa, Tristezza
con lo sguardo va lontano
Così soltanto Gioia
sa guidarle la mano

Questo valzer lento
è nel cuore di ogni uomo
ascoltalo in silenzio
e poi cantalo piano

 

 

"L'ATAC "riflette lo stress del lavoro, degli spostamenti forzati fatti ad orari stabiliti.

L’ATAC
1 giugno 1979
 
L’ATAC ci deporta tutti i giorni
ed ogni giorno cambiano le facce
di quelli con cui facciamo il viaggio

Chiusi insieme sballottati
ci si urta come cose
muti estranei

Il rumore è del traffico
il traffico, il traffico ...
e dell’aria compressa delle porte
il traffico, il traffico ...

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1979 - 1997
Gli anni dal ’79 al ’97, 18 anni, non sono certo passati invano solo perché non ho più fatto canzoni. Ho una moglie e due figli meravigliosi, e ho conservato, Dio volendo, la fede e gli amici più cari. Anzi proprio gli ultimi anni hanno segnato un nuovo inizio nella stessa storia (ricordate la frase "di inizio in inizio con inizi che non hanno mai fine"?). Ma questo lo racconterò un’altra volta.

Comunque nel 1997 Grazia mi ha regalato una nuova chitarra e ho subito scritto una nuova canzone, in inglese.

Nel 1999 ho passato l'esame per compositore melodista alla SIAE e ho depositato circa 50 canzoni.

 
Compleanno di Grazia 1997
Your Song
3 novembre 1997

Your song I’m singing
totally new is the song I’m singing
totally new is the song I’m singing
totally new is your love

Your love I’m singing
totally new is the love I’m singing
totally new is the song I’m singing
totally new is your world

Your world I’m singing
totally new is the world I’m singing
totally new is the love I’m singing
totally new is your song

Your song I’m singing
totally new is the song I’m singing
totally new is the song I’m singing
totally new is your love

La tua canzone

La tua canzone sto cantando
tutta nuova è la canzone che sto cantando
tutta nuova è la canzone che sto cantando
tutto nuovo è il tuo amore

Il tuo amore sto cantando
tutto nuovo è l’amore  che sto cantando
tutta nuova è la canzone che sto cantando
tutto nuovo è il tuo mondo

Il tuo mondo sto cantando
tutto nuovo è il mondo che sto cantando
tutto nuovo è l’amore  che sto cantando
tutta nuova è la tua canzone

La tua canzone sto cantando
tutta nuova è la canzone che sto cantando
tutta nuova è la canzone che sto cantando
tutto nuovo è il tuo amore
 

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